Giro ti amo

04.05.2016

Mancano due giorni al via della novantanovesima edizione del Giro d'Italia. Iniziamo a entrare nell'atmosfera della Corsa Rosa con questa dichiarazione d'amore per una gara ricca di passione, che non ha rivali in tutto il mondo.
 
Il Tour è più bello, il Tour è più coinvolgente, al Tour ci vanno i migliori, il Tour è uno dei primi tre eventi sportivi al mondo ogni anno. Tutto vero. Tutti quasi d'accordo. Perchè a noi italiani, diciamocelo, questa cosa non è che vada proprio giù come un sorso d'acqua. E comunque anche noi abbiamo argomenti piuttosto interessanti per sostenere che non abbiano (quasi) nulla da invidiare alla Grand Boucle.
Potremmo partire dal percorso. La storia e la durezza delle salite ci dicono che mediamente il Giro d'Italia è più duro del Tour de France. L'intero arco alpino a nostra disposizione, comprese le impareggiabili Dolomiti e tutta la spina dorsale appenninica che permette di disegnare tappe nervose, indecifrabili e incerte. In Francia le montagne da affrontare sono, più o meno, sempre le stesse: alcune vette mitiche sulle Alpi al confine italiano, l'isolato Mont Ventoux e le salite pirenaiche, lunghe e affascinanti ma con pendenze meno cattive delle nostre.
 
Il Giro, poi, è un condensato di esperienze di vita vissuta e di colori che in ogni tappa cambia e propone qualcosa di unico. Da nord a sud si incontrano dialetti, abitudini gastronomiche, culture e paesaggi che ti lasciano a bocca aperta. Certo, i ciclisti mentre pedalano nemmeno se ne accorgono. Ma la corsa rosa, come il Tour, è uno spettacolo più ampio e che deve trasmettere emozioni. Bisognerebbe viverlo dal di dentro almeno una volta per capirne fino in fondo la potenza magica e la forza evocativa.
Anche il Tour è una festa popolare. Si corre a luglio, mese delle ferie per i francesi. Momento ideale. Il Giro, però, propone forse colori ancora più accattivanti. Si corre mentre esplode la primavera, con qualche imprevedibile tocco d'inverno che ogni tanto torna a colpire nelle tappe di montagna. Giusto per dare una connotazione epica ad alcune frazioni.
 
Insomma, il Giro è il Giro. Anche per la passione della gente. Per i corridori italiani soprattutto. Perchè se vinci il Tour ti guadagni la fama mondiale, ma se vinci il Giro puoi diventare un eroe popolare. Per credere, chiedere ad Alberto Contador. Uno spagnolo amato quasi più qui che in patria.
Paragoni, confronti, critiche, diversità e similitudini sono un giochino che potremmo proporre all'infinito nel confronto fra queste due grandi corse a tappe. La verità è che ognuna è bella a modo suo. Ed è vero che per noi il Giro ha un posto speciale nel cuore e nell'immaginario collettivo. Per i campioni, le storie, le imprese e i colpi di scena che ha regalato nel corso delle sue 98 edizioni che si sono consumate fino a qui.
 
Adesso tocca ai faticatori del pedale farci sussultare ancora una volta sul divano e, magari, farci scendere qualche lacrima di commozione. Perchè il Giro è anche questo...
 
"La bicicletta è la penna che scrive sull’asfalto" (Guy Demaysoncel).


 
Luca Gregorio