Un altro morto in strada. E' ora di dire basta

08.04.2016

Ancora un morto, ancora tre feriti. Il bilancio degli incidenti ai danni dei ciclisti in questo 2016 continua a farsi più grave giorno dopo giorno. L'ultima notizia arriva da Venezia, dove un'automobilista ha travolto quattro ciclisti mentre procedeva in senso opposto alla corsia di marcia.
Colpiti come birilli, i quattro ciclisti sono stati scaraventati al suolo con conseguenze drammatiche: un uomo di 58 anni morto sul colpo, una donna ricoverata in gravi condizioni, due feriti più o meno lievi. Nessuna conseguenza, naturalmente, per gli occupanti dell'auto. Sembra un deja-vu, invece è una terribile costante. Basta tornare indietro di una decina di giorni, dinamiche diverse ma uguali conseguenze: il 26 marzo fu la via Aurelia, periferia romana, il teatro di un incidente dallo stesso impatto, con un'automobilista lanciata a tutta velocità che travolge quattro ciclisti uccidendone uno. 
 
Allora come oggi le reazioni sono indignate, i titoli dei giornali locali parlano di auto impazzite e pirati, si invoca il ricorso all'omicidio stradale (sulla base della legge recentemente approvata) e qualcuno ne approfitterà anche questa volta per stigmatizzare il comportamento dei ciclisti. Clamorosa è l'eco mediatica avuta negli ultimi giorni da un paio sindaci del Veneto che pare abbiano schierato la polizia locale per multare i ciclisti, che con l'arrivo della primavera tornano a crescere nei numeri e cercare di farsi spazio nel traffico sulle strade. Un sensazionalismo che aiuta poco a riflettere sul problema e a trovare soluzioni, che descrive una fantomatica guerra tra auto e biciclette quando invece ad essere colpite -e troppo spesso uccise- qui sono soprattutto persone.
 
Il tutto mentre l'Italia si trova al secondo posto nella classifica europea per numero di vittime sulla strada: 3.381 le vittime nel 2014, con un tasso di diminuzione che negli ultimi anni, complici la diffusione degli smartphone e di automobili sempre più sovradimensionate, sta paurosamente rallentando. E' un piazzamento che fa il paio con il secondo posto anche per numero di auto pro-capite su scala europea, seconda solo al Lussemburgo dove le immatricolazioni sono fortemente incoraggiate per ragioni fiscali. Statistiche per nulla invidiabili, figlie di un sistema di circolazione molto datato (dalle strade alla loro legislazione) ma soprattutto di una scarsa attenzione all'educazione dei cittadini, se pensiamo che le campagne di sensibilizzazione si trovano sempre a combattere con la scarsità di fondi, proprio mentre si legge che in Danimarca ad esempio vi sono scuole elementari che fanno pagare un ticket ai genitori che muovono l'auto per accompagnare i figli a scuola, anzichè incoraggiarli a muoversi a piedi o in bicicletta.
 
[1;50] Per sensibilizzare gli utenti delle strade negli ultimi mesi sono state lanciate diverse campagne, anche da importanti enti istituzionali: si pensi alla campagna "Sulla buona strada" del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti o a #TifatecieRispettateci dell'Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani, marchiata dal riconoscibile bollino giallo che invita a mantenere le distanze di sicurezza. "Questa campagna è nata l’anno scorso per sensibilizzare gli automobilisti a rispettare i ciclisti, sia che  questi siano professionisti, cicloturisti, chiunque usi le due ruote per divertimento o per muoversi nella vita di tutti i giorni. La bicicletta, non è un semplice sport o mezzo di trasporto, ma è un bene sociale. Già molti stati all’estero hanno inserito questo logo come segnale stradale per rispettare i ciclisti, noi stiamo bussando alle porte delle nostre istituzioni, ma al momento le risposte positive tardano ad arrivare. Nonostante ciò, non ci arrendiamo, andiamo avanti e prima o poi anche in Italia ci arriveremo. Un semplice gesto, una semplice attenzione può salvare una vita, troppi gli incidenti che sono accaduti ed è per questo che chiediamo a tutti di condividere e portare avanti questo messaggio", dichiara il presidente ACCPI Cristian Salvato nel commentare l'adesione alla campagna del Trofeo Laigueglia.
 
Non esistono auto impazzite, esistono comportamenti pericolosi in strada. E se i comportamenti discutibili possono arrivare da tutti, ciclisti, automobilisti e persino pedoni, le vittime continueranno ad aumentare sempre e solo dalla parte dei più deboli, perchè un ciclista distratto ha solo pochi chilogrammi di bicicletta a separarlo dai cofani, un automobilista che guida guardando il proprio smartphone anzichè la strada resterà sempre protetto da un'armatura d'acciaio, che lanciata a tutta velocità diventa una vera e propria arma. Ahinoi letale.
Questo dovrebbero averlo bene in mente tutti coloro che scendono per strada, che siano in sella, a piedi o al volante, e comportarsi di conseguenza: abbassare le velocità delle auto, usare gli auricolari o ancora meglio evitare del tutto la distrazione dei telefoni, guardare sempre la strada intorno a se', non ostruire passaggi e visuali parcheggiando, lasciare ampi margini in sede di sorpasso... i comportamenti corretti li conosciamo tutti, eppure troppo raramente li adottiamo o li vediamo utilizzati davvero. Per questo motivo non dobbiamo smettere di gridarlo a gran voce, per fare delle strade un luogo di transito e persino di piacere. Quel piacere che si prova quando si lascia l'auto a casa e si monta in bicicletta. Un piacere che dovrebbe portare soltanto gioie, e invece anche oggi ci troviamo a fare i conti con il dolore.



Filippo Cauz