Omaggio al Mont Ventoux, il Gigante della Provenza

07.03.2016

Il Mont Ventoux è uno dei luoghi storici del ciclismo mondiale. Una salita simbolo del Tour de France che ha le imprese tanto dei più grandi campioni quanto del gran numero di cicloamatori che hanno osato sfidarlo. Questa sera, dalle 21 Bike Channel rende omaggio al Gigante di Provenza.

Il primo a scalarlo è rimasto il più noto, benchè sia fuori da qualsiasi classifica dei migliori tempi di ascesa: Francesco Petrarca. Il poeta aretino raggiunse la vetta del Mont Ventoux insieme al fratello Gherardo tra il 24 e il 26 aprile 1336, un'esperienza da cui nacque la lettera nota come Ascesa al Monte Ventoso.
L'ultimo, almeno restando ai più celebri, è stato Chris Froome, che sulle rampe del Gigante della Provenza demolì la concorrenza verso il Tour de France 2013 con la performance più impressionante della sua carriera.
Di mezzo tra i due c'è una storia lunga e talvolta crudele, fatta di fatica e di trionfi, di gioie e persino di morti. Pedalare sul Mont Ventoux significa attraversare la leggenda del ciclismo, spingersi oltre i propri limiti sino ad un paesaggio che sembra andare davvero oltre l'umano.

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Il Ventoux è una montagna solitaria, più solitaria di quanto già non siano le montagne. Un maestoso gradino di roccia che si innalza dalla pianura a dominare il paesaggio: non c'è nulla intorno al Ventoux, non c'è nulla in cima e quasi nemmeno ai suoi piedi. Se sali lungo la strada che si arrampica sui suoi versanti, lo fai solo per andare lì in cima, non ci sono altri scopi e non c'è altro. Persino la sua cima è sgombra come poche altre: un luogo fatto esclusivamente per guardarsi intorno, per osservare. Non è un caso che proprio lassù abbiano messo un osservatorio.
L'ascesa classica del Monte Calvo, quella della storia del ciclismo ma non del Petrarca, comincia a Bédoin e si sviluppa per 22.7 km con una pendenza media del 7%. Ad esclusione di alcuni brevi tratti in doppia cifra, la salita non presenta mai pendenze-monstre, ma riesce a complicare la vita dei ciclisti in diversi altri modi, con la sua irregolarità, con la totale mancanza di vegetazione che lascia i ciclisti in balia di qualsiasi intemperia, con l'ossigeno rarefatto che fa sembrare una cima inferiore ai 2000 m un paesaggio d'alta quota, e soprattutto col vento, quell'elemento imperturbabile che dà il nome a questo mostro con raffiche che possono superare persino i 130 km/h.
 
E dire che tutta la prima parte dell'ascesa racconta una storia differente, con pendenze lievi nei boschi che mai farebbero presagire il dramma imminente. D'un tratto, però, la vegetazione si dirada con rapidità, si attraversa quello strano microclima che fa crescere in Provenza i fiori di Groenlandia, per poi sbucare nell'inferno della pietraia. E' qui che sorge la lapide che ricorda il britannico Tommy Simpson, morto per arresto cardiaco durante il Tour del 1967, tra insolazione e anfetamine. Sul suo monumento non ci sono fiori e foto, che il vento strapperebbe in pochi istanti, ma perlopiù borracce, riempite dagli stessi sassi della pietraia circostante. Da lì alla vetta, dove persino la quota esatta è avvolta dal mistero, restano soltato 1500 m, ma la sofferenza è talmente tanta che sembrano chilometri.

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In cima al Mont Ventoux hanno vinto i più grandi del ciclismo, ma difficilmente li si è visti esultare, per la fatica e per il vento. Eddy Merckx nel 1970 vinse e fu accolto da una tenda ad ossigeno per riprendersi, quasi come Chris Froome nel 2013. Marco Pantani nel 2000 vinse, calvo sul Monte Calvo, anticipando Lance Armstrong sotto uno striscione che non c'era, perchè anche la segnalazione del traguardo sarebbe volata via. Vinse in lacrime Richard Virenque nel 2002, a una delle sue ultime grandi impresa in carriera. A braccia alzate trionfò Eros Poli nel 1994, ma il traguardo allora era a fondovalle, a Carpentras, distanza sufficiente per permettere a lui, corridore più alto del gruppo che scalatore certo non era, di aggiudicarsi la tappa con il mostro delle montagne e passare così alla storia nel modo più inatteso.

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"Sono salito sul più alto monte di questa regione, chiamato giustamente Ventoso. Da molti anni mi ero proposto questa gita; come sai, infatti, per quel destino che regola le vicende degli uomini, ho abitato in questi luoghi sino dall’infanzia e questo monte, che a bell’agio si può ammirare da ogni parte, mi è stato quasi sempre negli occhi. [...]
Finalmente, con un servo ciascuno, abbiamo cominciato la salita, e molto a stento. La mole del monte, infatti, tutta sassi, è assai scoscesa e quasi inaccessibile, ma ben disse il poeta che «l’ostinata fatica vince ogni cosa»" - Francesco Petrarca, 1336
 
Il Ventoux non è Pirenei, non è Alpi, anche se tecnicamente può considerarsi una propaggine delle Alpi Marittime. E' una sentinella della pianura, un avamposto maligno e calvo che nei secoli ha entusiasmato solo Petrarca. E' un bubbone che i corridori eviterebbero volentieri” - Gianni Mura, 2000
 
"Il Mont Ventoux è un dio del male che esige il suo sacrificio" - Roland Barthes, 1957





Filippo Cauz