Doping: nel ciclismo è allarme tramadolo

25.01.2016

Il ciclismo alle prese con un nuovo problema. Si chiama tramadolo ed è un oppioide che sul mercato si trova senza problemi. La sua funzione? Alleviare il dolore. Chiariamo subito che non siamo di fronte al classico doping.

Si tratta di un farmaco "comune", che però nell'ultimo anno di monitoraggio è stato trovato nel sangue di 675 corridori professionisti. Un numero elevatissimo se confrontato con qualsiasi altra disciplina. Ma l'inghippo dove sta? Al momento il tramadolo, che a lungo andare può causare lesioni e dipendenza, non è vietato nè dalla Wada nè dalla Cadf (Fondazione Anti-doping ciclismo).

Semplificando, questa sostanza è meno forte della morfina ma più incisiva rispetto al paracetamolo. Come hanno spiegato diversi medici, l'assunzione durante la pratica sportiva elimina gli effetti della fatica, riducendo dolori muscolari, cervicali o crampi. In linea generale, non migliora la prestazione in termini di potenza, ma consente sforzi altrimenti non possibili.

Fra i vantaggi, come dicevamo, la facilità a reperirlo. In alcuni paesi del Sudamerica o dell'Asia viene venduto in farmacia, in altri basta una semplice ricetta medica. I ciclisti lo assumono generalmente in gocce, sciolte nella borraccia durante la corsa. E se nell'immediato i vantaggi sembrano essere tanti, il corpo poi può pagarne le conseguenze: strappi, lesioni muscolari, sonnolenza e capogiri sono piuttosto frequenti. Tanto che qualcuno ha collegato le tante cadute di questi ultimi anni (almeno alcune, specie quelle insiegabili) proprio all'assunzione di questo farmaco.

Ciò che stupisce è l'atteggiamento della Wada, che continua a non inserirlo nella lista delle medicine proibite, nonostante sia risaputo che in gruppo se ne faccia un utilizzo ingente. Anche per questo 2016 resterà solo nel programma di monitoraggio. Speriamo non accada nulla di grave...

Luca Gregorio