La RAAM, una gara unica... da vero ultracycling!

23.11.2015

La RAAM è la gara di ultracycling più dura e lunga al mondo. Con i suoi 5000km attraversa 12 stati Usa (California, Arizona, Utah, Colorado, Kansas, Missouri, Illinois, Indiana, Ohio, West Virginia, Pennsylvania e Maryland), partendo dalla costa del Pacifico ad Oceanside e terminando sull’Atlantico ad Annapolis. Con circa 35.000mt  di dislivello ha un tempo limite di appena 12 giorni e, infatti, solo il 50 per cento dei partecipanti riesce a concludere l’impresa.

Fin qui nulla di nuovo, quanto appena scritto non è altro che la descrizione di una gara facilmente reperibile sui vari siti di settore. E quindi? Quindi qui trovate qualche info utile e qualche suggerimento. L’ideale sarebbe avere almeno la metà della squadra composta da persone con esperienza alle spalle di ultracycling. Il resto del team può essere composto da persone vicine al corridore, amici stretti o familiari.

[1;45] 12 giorni in camper possono trasformarsi in un inferno se il tuo corpo, ma soprattutto la tua testa, non si adattano rapidamente alle dinamiche della RAAM.
Da subito alla RAAM si è costantemente a rischio di DNF (did not finish), dalle prime ore di gara le condizioni climatiche iniziano ad essere difficili, si abbandona rapidamente la costa californiana per dirigersi verso la porta dell’inferno, Borrego Spring. 21km, la Glass Elevator, così chiamata perché è molto ripida e segna la differenza tra temperature ancora influenzate dall’oceano a temperature desertiche, quindi secche e decisamente più elevate. Quindi è facile che si passi dai 30 ai 40/50 gradi. Una discesa calda, che chiarisce subito le idee, facendo capire al corridore a cosa andrà incontro. Si arriva così in Arizona, ai primi deserti per lo più sabbiosi.

Chi prosegue ha come primo obiettivo affrontare la salita di Prescott nelle ore più favorevoli lontane dal caldo, sebbene il caldo non smetta mai in queste zone. In base alle statistiche, la si affronta abitualmente dopo lo stop alla Time Station di Congress, magari gettandosi nella piscina artificiale che i volontari mettono a disposizione del corridore e della stessa crew. Questa parte della gara è fondamentale, anche i primi della classe se sbagliano a valutare le tempistiche possono incontrare seri problemi. Il caldo è uguale per tutti, la RAAM inizia ad affilare le lame alla ricerca delle prime vittime.

[2;45] Si prosegue verso lo Utah, con qualche rettilineo noioso certo, ma poca roba in confronto a quelli del Kansas.
Si affrontano ora 3 passi nelle Rocky Mountains: la Veta, il Cucharas e il Wolf Creek Pass. Se poche ore prima il caldo era il nemico numero uno ora le salite fanno da padrone mettendo a dura prova i concorrenti. E non solo, il passaggio dal grande caldo al freddo può essere deleterio. I zero gradi in cima al Wolf Creek Pass sono un’altra freccia a disposizione della spietata RAAM.

Ora siamo a metà RAAM, un altro obiettivo raggiunto, 2400 km percorsi. Si festeggia, il giusto, ma si festeggia e si riparte immediatamente.
Siamo a metà del lavoro quindi  la strada dovrebbe essere tutta in discesa! Il grande caldo è stato superato, le lunghe salite pure, ora ci si potrebbe anche rilassare. Invece no, si arriva in Kansas, lo stato della monotonia, delle pianure sterminate, degli irrigatori lunghi 2km, dei rettilinei interminabili che costeggiano da un lato i pascoli delle mucche da latte e dall’altro quello delle mucche da macello, accatastate una sopra l’altra. Lo stato del vento contrario che rende la giornata interminabile oppure di quello a favore che ti fa letteralmente volar via sulla bici! Sempre che non si è investiti da un Uragano, fenomeno che annualmente si manifesta con una certa regolarità alla Race Across America.

Lo si aspetta, ci si ripara nel modo migliore sperando di aver indovinato il momento più propizio.  Si sfrutta la sua scia che significa pedalare ai 50 km/h per un lungo tratto!! In Kansas il tempo sembra fermarsi, è tutto uguale, non cambia mai nulla, a volta qualche maestoso gigantesco silos e poi il nulla. Per fortuna  termina questa agonia, dopo 600km termina e la si saluta senza particolare malinconia.

[3;45]Si entra in Missouri, il verde dei prati entra con prepotenza sul percorso della Race Across America, si inizia a scoprire un’altra America, più europea, il caldo secco lascia spazio a quello umido, appaiono le prime abitazioni ai lati della strada, senza recinzione, a testimonianza del grande rispetto della privacy altrui e dei giardini costantemente curati, ma di persone neanche l’ombra, nè un cane che scodinzola o un bambino che giochi con il pallone. Si attraversa il famoso Mississippi River, sempre che non abbia esondato, e si entra brevemente in Illinois, poi Indiana, Ohio e West Virginia fino ad arrivare in Pennsylvania.

Il corridore ha già percorso buona parte del percorso, ma è il momento di affrontare gli Appalachi, un continuo salire e scendere pazzesco, un mangia e bevi irritante quanto meno fastidioso e odioso a questo punto della gara! Eppure vanno affrontati magari sperando che non piova oppure godersela la pioggia e lo spettacolo delle dune stradali che si devono affrontare!

Siamo quasi all’arrivo e siamo tutti esausti, c’è chi non dorme da giorni, seduto in macchina 24h/24h per assistere il corridore ed è riuscito a chiudere gli occhi solo 1 o 2 ore al giorno più qualche spicciolo di minuto in macchina. Siamo alla TS 54, alla stazione di servizio alle porte di Annapolis, gli ufficiali della Race Across America ci aspettano da un po’, sanno che stiamo per arrivare. Ufficiosamente siamo all’arrivo, il tempo viene preso da qui.

La RAAM dal punto di vista tecnico e regolamentare è finita! Ora ci aspetta la passerella finale, scortati da un’auto ufficiale si va verso il porto di Annapolis, dove ci aspettano gli amici e i familiari del racer, anzi del FINISHER! E’ il momento di festeggiare, di rilassarsi, di buttarsi in acqua, di scaraventare via la bici, di abbracciare il proprio partner, magari i propri figli. Ci abbracciamo tutti, abbiamo completato la Race Across America, il corridore e la sua crew insieme per 12 giorni tra caldo soffocante, salite lunghissime e rettilinei alienanti…

Luca Masini