Piste ciclabili: tra ciclisti maleducati e traffico fuori controllo. Quale soluzione?

06.07.2015

Ci sono ancora dei ciclisti che insistono sulla “pedalata libera” ovvero non ghettizzarla nelle piste ciclabili, per giunta separate. Sono 66 anni che pedalo liberamente nelle strade d’Europa ma non mi posso permettere di consigliarlo anche al peggior nemico.



E’ magnifico fare la gincana fra le auto in coda, invadere l’Aurelia verso Il mare tutti in gruppo ma cio’ non vuol dire che sia giusto.Questa liberta’ è una sorta di anarchia sociale senza futuro! Per vivere insieme bene bisogna essere civili rispettando le regole.

Al limite,bisogna pretendere dagli amministratori che si diano da fare per darci il nostro spazio sulla strada e che i vigili lo facciano rispettare dagli altri utenti.
Chiedo da sempre le piste ciclabili separate dalla viabilità ordinaria  perche’ la convivenza è impossibile, è semplicemente  utopia perche’ è molto diverso il rapporto peso –potenza-velocita’ con gli altri mezzi.



Limitarsi a chiedere un maggior controllo della velocita’ dei mezzi è sacrosanto per tutti ma non è sufficiente a rendere sicuro il nostro pedalare.

Le cause che danneggiano il ciclista sulla strada sono infinite. Provate a pensarne qualcuna:dalla distrazione, all’alcoolismo, dal malore del conduttore alla rottura del mezzo improvvisa,dalla caduta accidentale del ciclista  all’esibizionismo del motociclista ecc.



Vi dico di piu’:  la consistenza della separazione deve sopportare l’impatto del peso e della velocita’ dei mezzi che corrono vicini.
Le ciclostrade turistiche che collegano più comuni  dovrebbero essere progettate lontano dalla viabilita’ ordinaria.



Quando cambieremo  mentalità? Quanti soldi spesi per i lavori di manutenzione stradale? E soprattutto: quanti morti e feriti ancora sulle nostre strade?