McEnroe e i pentiti delle due ruote «Addio bici, troppo pericolosa»

10.12.2014

Qualche tempo fa il Corriere della Sera ha riportato questo articolo sul grande tennista McEnroe, stufo di girare in bici in città. Cosa ne pensate?

"La denuncia dell’ex tennista «preoccupato» per i suoi figli. Centinaia di incidenti tra bici e pedoni ogni anno in città: 300 nel 2013, il 25 per cento in più dell’anno precedente ] La denuncia dell’ex tennista «preoccupato» per i suoi figli. Centinaia di incidenti tra bici e pedoni ogni anno in città: 300 nel 2013, il 25 per cento in più dell’anno precedente

“Adesso basta: come sapete sono un tipo piuttosto competitivo e mi piace correre in bicicletta. Ma ora sono preoccupato soprattutto per i miei figli che giocano a Central Park. Ne ho fatti crescere sei qui a Manhattan e il parco è zeppo di ciclisti sconsiderati e lunatici, che sfrecciano a velocità pazzesca: pensano di essere al Tour de France”. Alla fine, nella guerra delle bici che da tre mesi divide e infiamma New York, è sceso in campo anche John McEnroe.

Basta con la bici
Il leggendario tennista, pur essendo un patito delle due ruote, ha “tradito” un popolo di pedalatori che in città si sente bistrattato – corsie riservate occupate dalle auto in sosta, ciclisti schiacciati dai camion in curva o abbattuti da automobilisti che aprono all’improvviso uno sportello – e che finisce per vendicarsi nei viali del parco dove la vittima diventa carnefice. In città i ciclisti hanno provato a fare fronte comune coi pedoni contro il nemico a quattro ruote: ogni 48 ore, infatti, un newyorchese che va a piedi o in bici rimane ucciso in un incidente stradale.

Traffico killer
Il traffico è addirittura diventato la prima causa di morte per i bimbi di età inferiore ai 12 anni. L’inedita alleanza ha trovato un Bill de Blasio molto sensibile: il sindaco ha abbassato da 35 a 25 miglia all’ora il limite di velocità in molte zone della metropoli. Ma tra pedoni e ciclisti è guerra aperta nei parchi e negli altri luoghi – dal ponte di Brooklyn alla passeggiata sui lungofiume che definiscono il perimetro di Manhattan – in cui le due categorie devono spartirsi di corsie larghe, a volte, un metro o poco più. E se in città il pericolo su due ruote viene soprattutto dai commessi dei ristoranti che consegnano pasti a domicilio su mezzi privi di luci e, quindi, spesso invisibili, a Central Park le biciclette sono diventate, per chi va a rilassarsi nel verde, più pericolose delle auto: sfrecciano veloci, non le senti arrivare, non rispettano i semafori. Se ti distrai e invadi la loro corsia, puoi essere travolto. Ma puoi essere ucciso anche se stai camminando nel posti giusti: ad agosto un 75enne che si stava allenando per la maratona di New York è stato travolto e ucciso da un ragazzo in bici che cercava di schivare un “pedicab”, uno di quei risciò che a New York fanno ormai parte del paesaggio urbano.

La punta dell’iceberg
Un mese fa nuovo incidente mortale a Central Park. Un musicista che correva a velocità folle ha travolto e ucciso una donna di 58 anni, madre di tre figli. Casi che suscitano l’esasperazione dei newyorchesi, anche perché sotto questa punta visibile c’è l’iceberg sommerso delle centinaia di incidenti tra bici e pedoni che si verificano ogni anno in città: trecento solo nel 2013, con un incremento del 25 per cento sull’anno precedente. E la polizia pare indifferente: il numero delle multe comminate ai ciclisti è sceso dalle 11500 dei primi cinque mesi del 2013 alle 3200 dello stesso periodo di quest’anno. “Se poi ti travolgono non puoi prendere il numero di targa né chiedere loro patente e assicurazione, si è lamentato sul “New Yorker” il “ciclista pentito” Samuel Freedman. Insomma, aria di rivolta tra i pedoni di New York. Sarà McEnroe a capitanarla? "
di Massimo Gaggi

fonte: Corriere della Sera