Gino Bartali, un campione di umanità

13.07.2014

“Da quella curva spunterà
quel naso triste da italiano allegro
tra i francesi che si incazzano
e i giornali che svolazzano”.
Con queste parole Paolo Conte rende omaggio a Gino Bartali.

 
Il 18 luglio di cento anni fa nasce il terzogenito di Torello e Giulia. Nel giorno del suo diciassettesimo compleanno partecipa alla sua prima gara ciclistica conquistando la vittoria. Quel giorno viene squalificato per superamento del limite di età (16 anni). Comincia così la carriera di un grande campione ma soprattutto di uno sportivo, con la esse maiuscola, emblema di umanità e valori etici in un momento storico complicato e pericoloso.
 
Nel 1937, diventa membro favorito della Legnano e vince il Giro D’Italia. Nominato capitano della Nazionale, partecipa al Tour de France. Costretto a ritirarsi dopo una brutta caduta, ritenta l’impresa l’anno successivo aggiudicandosi la vittoria di due tappe e infine dell’intero Tour.
 
[1;45] Il 1940 è l’anno dell’esordio di Coppi nel team Legnano, voluto dallo stesso Bartali come gregario. Durante il Giro, tuttavia, a causa di una caduta di Bartali, Coppi finisce per essere il meglio piazzato in classifica. A questo punto, il capitano non esita a mettersi al servizio della nuova promessa, dimostrando ancora una volta spirito sportivo e di squadra. Durante una delle salite, Fausto, sfinito dai dolori muscolari, è sul punto di abbandonare la gara, Gino se ne accorge e tornato indietro, riesce a farlo risalire in bici. Stimola e sostiene il compagno che alla fine vince il Giro.
 
Scoppia la guerra e per cinque anni la carriera di Bartali si ferma, ma non l’impegno civile a favore degli altri. Diventato membro dell’organizzazione clandestina Delasem, nel biennio ’43-’44 si adopera in favore dei rifugiati politici ed ebrei, trasportando documenti necessari alla fuga, nascosti nel telaio della sua bicicletta. Impiega il suo enorme talento, rischiando la vita e riesce a salvare quella di circa 800 cittadini ebrei. Per questa ragione, nel 2005 gli verrà conferita la medaglia d’oro al merito civile.
 
[2;45] Terminato il conflitto, riprendono le grandi competizioni e nel 1946 è ancora Gino ad aggiudicarsi il Giro. Due anni dopo, si torna a correre il Tour de France. Bartali è l’unico tra i grandi nomi italiani a poter rappresentare la nazione. Capitano di una squadra definita “da quattro soldi”, guadagna la maglia gialla vincendo due tappe consecutive. Intanto in Italia l’assassinio di Palmiro Togliatti rischia di scatenare un conflitto civile e il Presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, chiede al campione di compiere una grande impresa sportiva per stemperare la tensione che pervade il paese.
 
Presto detto, Bartali vince il Tour per la seconda volta, con il riconoscimento del Presidente per aver entusiasmato l’opinione pubblica, contribuendo a placare i disordini.
Con il 1954 si chiude la carriera sportiva da professionista ma il suo nome fa ormai parte della storia sportiva italiana in modo indelebile. Nel 2013 il sacrario della Memoria di Gerusalemme, Yad Vashem, lo definisce “Giusto tra le nazioni” per il suo impegno a favore della comunità ebraica.
 
Passione e determinazione ma anche umiltà, coraggio e senso di giustizia fanno di Gino Bartali un grande uomo oltre che un campione indiscusso.
 
Giulia Menegardo