Speciale Franco Ballerini

Franco Ballerini se ne è andato in una mattinata di fine inverno, quando già si comincia a respirare gli odori della primavera nell'aria. Se ne è andato di domenica, prima che arrivasse la sua stagione, la sua primavera, quella dei suoi successi e dei suoi pianti, quella che aveva ringraziato solo sei anni prima con una maglietta autoprodotta e un sorriso commosso.

Nato l'11 dicembre 1964 a Firenze, Ballerini è rimasto sempre legato al suo paese, Casalguidi, in provincia di Pistoia, una zona dove il ciclismo si respira a pieni polmoni, oggi come allora. E pure il giovanissimo Ballerini fu stregato dalla bicicletta, in una domenica di primavera del 1978, davanti alla televisione. Quel pomeriggio vede Francesco Moser vincere la Parigi-Roubaix in maglia iridata, e prende coscienza di quale sarà il suo sogno. Il pavè, il vecchio velodromo, la folla che urla: quello di Ballerini è un sogno che sobbalza in bicicletta, e si chiama Roubaix.

Per raggiungere il suo sogno dovrà faticare a lungo Franco. Professionista dal 1986 con la Magniflex, già al secondo anno si aggiudica la Tre Valli Varesine. Nelle stagioni successive corre in maglia Del Tongo e Malvor, strutturandose sempre più come un solido cacciatore di classiche: prima una volata vincente a Camaiore, poi l'esplosione con le vittorie della Parigi-Bruxelles, del GP delle Americhe di Montreal, del Giro del Piemonte e del Giro di Romagna, sino alla sua unica tappa al Giro, nel 1991. La testa di Ballerini, però, è sempre occupata da quel sogno, e dalle strade del Nord. Per realizzarlo passa alla GB-Mapei e fa capire presto di che pasta è fatto: tra Fiandre e Roubaix è sempre protagonista, a volte persino troppo. Nel '93 corre da dominatore nell'Inferno del Nord, ma commette un errore di inesperienza. Dopo aver tirato in lungo e in largo, si porta fino al traguardo Gilbert Duclos-Lassalle, che lo brucià per soli due centimetri. Ballerini sale sul podio in lacrime, eppure da quella sconfitta matureranno i suoi trionfi.

"Non ci sarà una prossima volta; non correrò mai più la Parigi-Roubaix. Basta: con la bici ho chiuso, tanto non vincerò mai più". Dichiara un affranto Ballerini al traguardo. Due anni dopo sorriderà davanti a chi gli ricorda quella frase. La sua Roubaix del 1995 è un capolavoro, il trionfo inseguito e conquistato con fatica, la realizzazione di un sogno. L'Équipe il giorno dopo intitolerà a tutta pagina "Maestro Ballerini", in italiano. Un titolo che sarebbe quasi riduttivo tre anni più tardi, quando Ballerini bissa l'impresa di Roubaix con un numero destinato ad entrare nella storia: 45 chilometri di fuga solitaria e oltre 4' sul secondo. La sua carriera è ormai completa. Ballerini saluta il ciclismo pedalato nel 2001, tra i boati della folla, indossando quella famosa maglietta con scritto "Merci Roubaix". Il suo addio non poteva che avvenire nel velodromo dei suoi sogni, quello che lo ha reso leggenda, un po' come farà tra due mesi Tom Boonen, forse l'unico che ha saputo eguagliare le imprese del Ballero nel decennio successivo.

Sceso di sella, Ballerini aspetta pochi mesi prima di buttarsi in un'altra avventura entusiasmante. E' Alfredo Martini a chiamarlo, proprio come aveva fatto più volte in estate nel momento di convocare i ciclisti per la nazionale. Questa volta la proposta è differente: il vecchio maestro ha bisogno di un erede, Ballerini non può dire di no. Ciò che segue è storia: in nove anni alla guida della nazionale Ballerini conquista nove medaglie, su tutte spiccano gli ori di Cipollini a Zolder, Bettini ad Atene, Salisburgo e Stoccarda e Ballan a Varese. L'ultima, prima di quella maledetta domenica di fine inverno, e della morte che meno ci si aspetterebbe da un campione del pedale. Un incidente automobilistico durante una gara di rally, e un vuoto nel ciclismo italiano che nessuno riuscirà mai a colmare.

Oggi sono esattamente 7 anni dalla morte di Franco Ballerini. Questa sera sarà omaggiato proprio insieme al suo maestro Alfredo Martini con una cerimonia e uno spettacolo nella sua Casalguidi. Anche Bike Channel ricorderà il mitico Ballero con uno speciale di mezz'ora con interviste e immagini storiche, per ricordare un grande ciclista, una grande carriera, ma soprattutto un grande uomo.