My Bike. 3/ Heidi e la sua "Rosy"

15.12.2016

Bike Channel vuole raccontare la passione per il ciclismo attraverso le vostre bici e i vostri racconti. Ogni settimana pubblichiamo una bici diversa, per scrivere tutti insieme quel grande romanzo che è la nostra passione per la bicicletta.


La bici di questa settimana ci arriva da Heidi Cameron (Francavilla al Mare, Chieti).

Quanto è bella la mia Rosy! L'ho conosciuta come un semplice telaio rosa nell'inverno del 2013, una Time interamente montata Shimano. Non avevo nessuna intenzione di acquistare una bici, avevo accompagnato mio padre al negozio: l'ho vista appesa e me ne sono innamorata. L'ultima volta che ero salita in bici era stato 30 anni fa.

È un rapporto di amore e odio, devo dire, ma forse è colpa degli attacchi e dei pedali, non tanto di Rosy.
La prima gara è stata un triathlon sprint a maggio 2014 e si è comportata bene. Dopo un mese abbiamo affrontato un Ironman 70.3 quindi un percorso di 90 km. Nonostante la pioggia e le salite mi ha servito bene e siamo arrivate al traguardo integre.
L'anno successivo arriva il debutto internazionale – un Ironman completo in Austria - 180km da percorrere insieme. Il giorno prima, quando l'ho dovuta lasciare all’aperto tutta la notte sotto un telo (Rosy è una tipa da casa... vive in sala nemmeno in garage!) le ho pregato di non lasciarmi a piedi il giorno successivo, soprattutto perché non sono brava a livello meccanico e non sono nemmeno veloce, quindi rischiavo di non rispettare i cancelli. La sera prima ho deciso di affrontare la gara con le scarpe da tennis e non con gli attacchi... mi hanno criticato, presa in giro, ma avevo paura di cadere con gli attacchi. "Ma sei matta, non ce la farai mai a correre la maratona dopo". Invece è stata bravissima, io molto di meno perché sono dovuta scendere a spingerla su una salita troppo ripida per i miei gusti. Nonostante tutto, impresa compiuta.
Ormai Rosy è gasata, e proviamo insieme l’ebbrezza di una crono! Distanza da percorrere: 1.6 km, cortissima e tutta al massimo. Ho vinto la gara, miracolo! O forse no, devo ammettere che ero l'unica donna a partecipare. Pazienza. Quindi ero la prima e anche l'ultima.

Nel 2016, l'obiettivo era ripetere la distanza Ironman ma con gli attacchi. Mesi di allenamento con i rulli durante l'inverno – arrivando anche a 5 ore di fila la domenica davanti a Zwift. Si va a Venezia per fare Challenge Venice. Anche lì, la sera prima la solita preghiera anti-guaio meccanico, che ha portato i suoi frutti. Rosy è stata ineccepibile, io insomma. Sono riuscita a fare i 180km con gli attacchi ma in un paio di punti stretti non sono riuscita a fare la curva e sono andata addosso alle barriere (morbide). Missione compiuta comunque e ero molto orgogliosa della mia pink lady.

Il 2017 cosa ci riserverà? Spero di fare un Granfondo con Rosy e spero di imparare a guidarla meglio – devo ancora confessare un peccato grave – non riesco a prendere la borraccia, bere e poi rimetterla a posto.

(PS: sto già immaginando le urla di Paolo Savoldelli se dovesse leggere questo test…)



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