Caso Salbutamolo, ecco cos'è

13.12.2017

Non è la prima volta che il salbutamolo diventa protagonista delle cronache ciclistiche rispetto ai problemi con l'anti-doping. Il composto è infatti presente in numerosi farmaci comuni, nello specifico quelli utilizzati nel trattamento dell'asma, che per il ciclismo attuale pare essere una vera e propria malattia professionale. Il suo utilizzo come broncodilatatore è talmente comune che la WADA (l'Agenzia Mondiale Anti-Doping) lo consente anche senza dover ricorrere ad un'esenzione terapeutica: l'unica richiesta è quella di rispettare i limiti massimi.

E' proprio riguardo alla quantità di salbutamolo riscontrata che possono nascere i problemi per Chris Froome. Il capitano della Sky infatti ha fatto registrare un valore di 2000 ng/ml, esattamente la quantità doppia rispetto a quella che fa scattare la non-negatività. Va sottolineato però come questi valori siano stati riscontrati soltanto nella tappa di Santo Toribio de Liebana, mentre non risultano anomali nelle analisi dei giorni precedenti e successivi, il che fa pensare ad un semplice errore di valutazione piuttosto che ad un tentativo di doping.

In altre dosi infatti il salbutamolo può essere utilizzato a scopo dopante, come ha spiegato il cardiologo Jordi Trías de Bes alla rivista spagnola Ciclismo a Fondo: "il salbutamolo ha anche un effetto minore che comporta l'aumento del battito cardiaco, azione che si combina con il rilassamento della muscolatura respiratoria. Ma il più interessante è un altro suo effetto non specifico: alte dosi possono tonificare i muscoli fasici (i muscoli motori di gambe e braccia). E' un diuretico della stessa famiglia del clenbuterolo, con la differenza che produce perdita di massa grassa anzichè disidratazione. E' utilizzato come aiuto esogeno in discipline come il nuovo o il culturismo". Il medico spagnolo specifica comunque che la quantità rilevata a Froome "non è una dose terapeutica. In caso di asma acuta la soluzione non è aumentare il dosaggio, che può provocare tremori, cefalea, tachicardia, palpitazioni e spasmi".

Cosa può accadere ora è tutto da stabilire, tutto dipenderà dalle spiegazioni che il corridore e la squadra saranno in grado di fornire. Froome potrebbe uscirne completamente pulito così come incappare in una squalifica più o meno lunga. E' un caso che ricorda molto da vicino quanto accaduto a Diego Ulissi al Giro del 2014, che si concluse con una squalifica di 9 mesi. Prima di Ulissi il salbutamolo aveva causato alcuni grattacapi anche a Matteo Trentin (squalificato per due mesi nel 2007), Alessandro Petacchi (squalificato per un anno nel 2008 e poi assolto in sede di appello), Leonardo Piepoli, Óscar Pereiro, Igor González de Galdeano, Miguel Indurain, Franco Ballerini, Bo Hamburger e Alex Zülle (tutti scagionati per ragioni mediche). Le speranze di vedere Froome già al via del prossimo Giro d'Italia, insomma, restano intatte.