Un altro stop per la sicurezza dei ciclisti

12.12.2017

In parlamento la decisione non sarà nemmeno stata notata. Un voterello, uno stralcio come tanti altri, e via scomparire una lunga lista di emendamenti, ognuno con la propria importanza e il proprio lavoro dietro, ognuno superato dalla necessità di concludere in fretta e furia la legislatura e cominciare la prossima campagna elettorale. E' così che deve essere andata ad oltre 2000 emendamenti nella giornata di ieri: la Commissione Bilancio della Camera ha studiato il movimento dei granelli nella clessidra e ha deciso che no, erano troppi per farcela, era il caso di sfrondare un po'.

"Le norme non saranno messe ai voti a causa dell'estraneità della materia", dice il comunicato stampa. La materia d'altronde era effettivamente estranea, trattandosi della legge di bilancio, ma quando il tempo fugge, le forzature sono da sempre uno strumento efficace. Le norme in questione sono oltre 2000, come detto, ma tra queste ne spicca una: la proposta di inasprire le pene per chi guida al cellulare. Una proposta morbida, che avrebbe semplicemente aumentato le contravvenzioni (con un margine variabile dai 322 euro a un massimo di 2588 euro per i recidivi) e imposto la sospensione immediata della patente con relativa decurtazione dei punti. Semplice ma, evidentemente, estranea.

Si parla di un killer nemmeno troppo silenzioso, responsabile insieme all'eccesso di velocità della morte di 270 ciclisti sulle nostre strade nel solo 2017, un aumento del 10% che pare destinato a crescere. Un killer che a quanto pare potrebbe avere pesanti responsabilità anche nella morte di Michele Scarponi, ucciso mentre si allenava sulle strade di casa, con casco in testa e in condizioni di perfetta visibilità: strumenti che si rivelano inutili in caso di collisione con un mezzo guidato da chi nemmeno ha l'accortezza di guardare la strada.

Il premier Paolo Gentiloni, con esemplare sfoggio di benaltrismo, ha commentato così la scelta: "Non può essere una nuvola di segnali in direzioni svariate, anche quando ci sono risorse limitate vanno concentrate sui giovani e sul lavoro". Un'indicazione di priorità che mette un'altra volta ai margini un tema di dramma che si consuma quotidianamente sulle strade, che si aggiunge alla vicenda travagliata della legge quadro sulla mobilità ciclistica, la cui definitiva approvazione al Senato rischia di finire a sua volta stralciata a causa del termine della legislatura.

Sia chiaro, in quanto ciclisti sappiamo bene che non bastano le contravvenzioni per rendere le strade più sicure. Lo abbiamo visto con l'installazione degli autovelox, che pur non essendo mai abbastanza non hanno evitato gli eccessi di velocità. Lo abbiamo visto con la proliferazione delle telecamere, che non ha arginato i comportamenti pericolosi da parte degli automobilisti. Lo vediamo pedalando ogni giorno nelle nostre città, ci rendiamo conto che ciò che occorre è innanzitutto un cambio di prospettiva culturale, quello che porta a rottamare l'auto o a lasciarla a casa per optare per mezzi più sicuri, come la bicicletta. Ma per innestare i cambiamenti è necessario cominciare a gettare il seme, e lanciare dei segnali come quello prima ipotizzato e poi stralciato sarebbe stato di primaria importanza. Il segnale che ci arriva dal parlamento invece è l'opposto, ed è quello che ci arriva ogni mattina quando ci mettiamo in sella: "ritenta, sarai più fortunato".