L'appello per la sicurezza di Marco Scarponi

06.11.2017

Marco Scarponi, fratello maggiore di Michele, ha scritto oggi un articolo sul Corriere della Sera per lanciare un nuovo appello agli automobilisti, invitandoli ad una guida più responsabile per arginare la strage di ciclisti (e pedoni) che si registra quotidianamente sulle nostre strade.

Marco Scarponi lavora come educatore a Filottrano, sua città natale, dove vive con la famiglia, recentemente è tornato ad abitare nella sua casa natale di Cantalupo. Ed è proprio presentando il suo lavoro, i suoi utenti e la sua famiglia, che si apre l'articolo, si parte dall'umanità che ogni giorno è costretta a convivere con i lutti imposti da scelte di vita letali. "Mio fratello è stato ucciso più di sei mesi fa, investito da un furgone che non gli ha dato la precedenza mentre si allenava sulla sua bici sulle strade delle nostre colline, in vista di un Giro d’Italia che avrebbe corso da capitano. C’erano cinquemila persone al suo funerale, il 25 aprile scorso. C’erano Giacomo e Tommaso, i miei nipoti, i suoi figli che non avevano ancora compiuto cinque anni e c’era Anna, sua moglie. C’era nostra nonna, che tra poco compirà ottant’anni. C’erano nostro padre, Giacomo, e nostra madre, Flavia. C’era mia moglie e c’erano i miei tre bambini, i suoi nipoti. C’eravamo io e Silvia".

Ma l'appello di Marco non è un ricordo di Michele, nel cui nome presto si tornerà ad agire. "Non appena le energie positive prenderanno il sopravvento su quelle negative, dare vita a una Fondazione che porti il nome di Michele. Fondazione che avrà come scopo principale quello di occuparsi, seriamente, di prevenzione per la sicurezza stradale. Il sorriso di Michele salverà molte vite". L'obiettivo di Marco è una nuova denuncia verso quel terreno di battaglia che sono ormai diventate le nostre strade. "Anch’io mi sono chiesto in questi mesi che cosa siano diventate le strade, che cosa sia ormai una strada, che cosa succeda sulla strada e l’unica risposta che sono riuscito a darmi è questa: le nostre strade sono il luogo prediletto del più silenzioso e orribile dei massacri".

Le cause di questo massacro sono ben note, e vedono l'alta velocità e la distrazione ("spesso per l’uso dei cellulari al volante") al primissimo posto. Comportamenti che appaiono banali ed ordinari, ma i cui esiti sono disastrosi. E' per il superamento di queste abitudini letali che Marco Scarponi lancia un appello al cambiamento: "Questo non è solo un cambiamento culturale, ma è anche e soprattutto un cambiamento politicoÈ ora che venga fatta una prevenzione, una promozione e una formazione capillari, costanti e decise ovunque. È ora di essere chiari una volta per tutte: in strada accadono incidenti perché qualcuno commette un errore o più errori e spesso questo qualcuno che sbaglia uccide. U C C I D E".

La sua conclusione, in cui prende a prestito le parole di una celebre canzone di Fabrizio De André, è quindi un invito a cambiare innanzitutto il nostro stile di vita, a rivoluzionare le abitudini per tornare a far vincere la vita. "Forse è giunto il momento nel quale i giorni in cui la nostra auto resta disinnescata in garage prevalgano sui giorni in cui viene messa in moto per percorrere i cento metri che ci dividono dalla scuola dei nostri figli, dal lavoro o dal bar. Uno stile di vita sano, sostenibile e sicuro passa per forza sulle nostre strade e, che lo vogliamo o meno, per quanto noi ci crediamo assolti, siamo tutti lo stesso coinvolti e potenziali colpevoli di una strage".






L'immagine di apertura è tratta da una campagna pubblicitaria elaborata dall'agenzia parigina La Chose. Un'immagine forte, ma drammaticamente reale.