Tom Pidcock, il campione che verrà?

26.10.2017

Nel ciclismo si tende spesso ad esagerare i risultati delle categorie giovanili, cucendo addosso a ragazzini titoli da predestinati per il loro futuro da adulti. Sovente gli stessi protagonisti finiscono per cadere nell'oblio, passando a carriere mediocri tra i professionisti, ritirandosi presto o riciclandosi in più utili ruoli di gregariato. Capita però che qualcuno mantenga quanto promesso, come accaduto in tempi recenti a Peter Sagan, Michał Kwiatkowski o Fernando Gaviria, fenomeni sin dalla più tenera età capaci di continuare a vincere di categoria in categoria. Capiterà anche a Tom Pidcock? E' ciò che si chiede tutto il mondo del ciclismo, nell'osservare le gesta di questo diciottenne dello Yorkshire che nelle categorie junior ha saputo vincere tutto nel ciclocross, un mondiale a cronometro su strada e una Parigi-Roubaix di categoria. Uno che già da minorenne aveva un suo sito internet con una sfilza di sponsor, conteso da tutti gli squadroni del ciclismo, a partire ovviamente dalla corazzata di casa, la Sky.

Pidcock deve avere avuto anche buoni consiglieri, però, che per il momento lo stanno indirizzando sulle orme dell'altro baby-fenomeno Mathieu van der Poel, e in questo inverno ha deciso di puntare tutto sul ciclocross, battendosi tra gli under 23 con i colori della Telenet-Fidea di Sven Nys. Una scelta che lo ha portato subito alla notorietà in Belgio, tanto che il quotidiano Het Nieuwsblad gli ha già dedicato una approfondita intervista, in cui confida che il passaggio fiammingo è motivato dalla volontà di migliorarsi nel ciclocross, ma che la prossima stagione la affronterà con una formazione concentrata tutta sulla strada, di cui però non rivela il nome.

Il britannico racconta di come è arrivato naturalmente al ciclocross, gli inizi di una carriera ancora... agli inizi. "Mio padre era un ciclista, mia madre un'atleta, il ciclocross era la scelta più logica. Il ciclismo è sempre stato la mia vita, non ho mai praticato altri sport. Sin da bambino seguivo mio padre alle gare, mentre a scuola non sono mai andato bene. Tanto che dopo essermi diplomato l'anno passato ho deciso di non proseguire con gli studi. Ma ho cominciato a fare ciclocross solo tre anni fa; alla prima gara avevo una montain bike, tutti gli altri avevano bici da ciclocross, però ho vinto. Poco dopo ho conquistato il bronzo ai campionati nazionali, e da lì è cominciato davvero tutto".

Sul futuro le idee sembrano però già chiare. "Per almeno tre anni voglio dedicarmi al ciclocross, alternandolo alla strada. Voglio crescere ancora un po' prima di prendere decisioni, perchè più diventi grandi più è difficile combinare specialità differenti. Per il momento comunque non mi trasferirà del tutto in Belgio. Ora sono qui ma l'obiettivo è di allenarmi in Yorkshire e venire qua solo nei weekend. Il Belgio è troppo pianeggiante e grigio, in Yorkshire ci sono più colline e più verde".

Il suo sogno, inevitabilmente, è il blocchetto di porfido che troneggia nel salotto di tutti i vincitori della Parigi-Roubaix: "è una corsa pura. Dura. L'uomo contro gli elementi. Una gara magnifica, iconica". Non a caso la gara preferita anche del suo idolo di gioventù, Bradley Wiggins: "il miglior ciclista britannico di tutti i tempi. Non l'ho mai conosciuto, ma sono certo che sappia che esisto". Anche se nel gruppo di oggi Pidcock confessa di dividere le sue passioni tra Mark Cavendish, Wout Poels e soprattutto Peter Sagan: "il suo stile mi incanta. Prende tutto come un gioco. Corre per il piacere di correre. Anch'io la vedo così". La strada per seguirne le gesta è ancora lunga, eppure Pidcock sembra aver già cominciato nello stesso modo dei suoi idoli: vincendo.




Filippo Cauz