Il Drali, una storia della vecchia Milano

10.10.2017

A novembre compirà 89 anni. Ma la passione per le biciclette è sempre viva e l'entusiasmo quello di un ragazzino. Giuseppe, o meglio Peppino Drali è un telaista-meccanico che a Milano rappresenta da decenni una sorta di istituzione. Milanese doc, del quartiere sud Stadera-Chiesa Rossa, Peppino mastica un po' di italiano ovviamente, ma la sua lingua ufficiale "l'è el milanes". Da qualche settimana ha trasferito la sua officina in via Palmieri, sempre nel suo storico quartiere, portando la sua esperienza e la sua botte di storie nel bellissimo spazio ideato da Gianluca Pozzi, che ha deciso di chiamarlo Cicli Drali, in profondo rispetto del buon Peppino.

Sono andato a vedere di persona e sono rimasto a bocca aperta. Pepìn era lì che lavorava alacramente, trasferendo tutta la sua conoscenza (oggi diremmo know-how) al giovane Alessandro, pronto a recepire i segreti del suo maestro come un'autentica spugna. Nel frattempo ho fatto due chiacchiere con Gianluca, chiedendogli di raccontarmi meglio la storia "del Drali"...

Il Drali è figlio d'arte e invece che andare a lavorare in banca ha preferito imparare il mestiere del padre che faceva telai ai tempi di Coppi. Nella bottega alla mattina e alla Bianchi al pomeriggio, tutto per imparare le nuove tecniche in quella che allora era l'azienda regina del ciclismo mondiale. Impara l'arte telaistica contemporaneamente ai Colnago e ai Masi. Quando il padre viene a mancare continua l'attività della bottega sui Navigli. Vede passare quattro generazioni di ciclisti, che gli chiedono telai affidabili e di qualità, e continua con la sua Marisa a riparare e produrre fino ai nostri giorni. Alla morte della moglie decide che è venuto il momento di smontare la vecchia bottega, ma proprio in quel momento incontra degli appassionati imprenditori che tramite il suo medico e amico Angelo fanno la sua conoscenza e iniziano a pensare ad un nuovo progetto. Una volta capita la serietà delle intenzioni, il Drali accetta la nuova sfida e oggi, ringiovanito di 20 anni, partecipa attivamente alla nuova attività con nuovi compagni di viaggio in una nuova location. Ovviamente sempre seguito dai suoi clienti e amici storici (che magari passano verso sera per un aperitivo), oltre che dalla sua inseparabile cagna Bea.


Il tuo incontro con Peppino come è avvenuto e soprattutto come è nata l'idea di una partnership?

Per buttarla sul ridere, è colpa di mia figlia Matilde, che ha voluto un cane. Ho conosciuto Angelo portando i cani alla stessa area cani per diversi mesi ed abbiamo iniziato a condividere la passione comune per il ciclismo. Angelo, che è oggi nostro socio, conosce Drali da una vita, da quando lui primario al San Paolo appena finiva il lavoro andava al suo dopo-lavoro preferito, cioè dal Drali a ordinargli la cantina piena zeppa di ricambi incasinati. Mancata la moglie Marisa, il Drali non voleva più continuare e noi eravamo alla ricerca di un progetto da sviluppare nel settore. Appena saputo delle intenzioni del Drali e conoscendo indirettamente la sua storia e la qualità dei suoi telai, abbiamo tentato l'impossibile e durante diversi sabato mattina abbiamo tessuto la tela… La nostra proposta alla fine è piaciuta e, superata la normale diffidenza iniziale, abbiamo iniziato uno splendido rapporto con una persona speciale. Non volevamo che la sua storia finisse così e pensavamo che i suoi telai e la sua arte dovessero continuare grazie a nuove forze e a nuovi mezzi. Abbiamo quindi messo tutto in una società nuova, abbiamo assunto il suo apprendista Alessandro e siamo partiti con entusiasmo.

E' possibile mantenere un legame col suo passato e la sua genuinità in una società e in un ciclismo che cambia così tanto?

L'esperienza del Drali è vastissima e lo si vede dalla faccia delle persone del settore quando lo incontrano. Mostrano tutti un rispetto genuino, quasi commovente. Sorprende che in un mondo ormai così tanto cambiato il rispetto per l'acciaio e per I suoi maestri sia ancora così forte. Noi tutti crediamo nell'acciaio perchè pensiamo che sia ancora il materiale simbolo principe del ciclismo. Con la sua resistenza al tempo e con la sua semplicità delle forme, pensiamo che abbia ancora molto da dire anche in questo mondo di carbonio, cambi elettronici e freni a disco. Nella nostra testa comunque non c'è l'idea di restaurare, bensì di rinnovare e riproporre. Pensiamo ad una bicicletta moderna con componenti all'avanguardia ma con un'anima d'acciaio rinnovato e aggiornato. Magari anche con una forcella in carbonio, ma comunque onesto e fiero come l'acciaio è sempre stato nella storia del ciclismo. E qualche etto in più non spaventerà certo i veri appassionati ciclisti che invece del carbonio restano fedeli ai telai del Drali.

La Milano del Drali è sempre stata quella del quartiere Chiesa Rossa, dove ancora ha amici e vecchie abitudini...

Il Drali da questo punto di vista è molto rock, come rock è il suo quartiere. Un quartiere dove si mischiano mille anime, ma dove il Drali è rispettato da tutti ed è considerato un'istituzione... non solo per i suoi telai ma anche perchè negli anni ha sempre saputo farsi volere bene. I suoi amici fanno parte della sua bottega, dove si parla quasi sempre in milanese. Ma anche se non lo si parla, il sorriso è sempre lo stesso. I riti sono a volte quelli del dopoguerra. E' gente che la guerra l'ha vista quindi si mischiano aneddoti di quei tempi con racconti legati al ciclismo. E parlo del ciclismo di Coppi e di Bartali, di Motta, di Pasotti, di Saronni e Moser….

Con questo nuovo spazio "Cicli Drali" in che direzione volete andare?

Vogliamo conservare l'esperienza di questi decenni e utilizzarla per proporre progetti al passo coi tempi. L'acciaio sarà un acciaio con le qualità dei nuovi materiali e con le componenti migliori sul mercato. Raccconteremo la storia del Drali agli appassionati di paesi stranieri, che presto avranno la possibilità di acquistare biciclette e telai tramite un sito moderno e attivo a breve. Ma manterremo lo spirito originale. Con'ingrediente segreto che il Drali ci sta trasmettendo in questi mesi… la passione.





Luca Gregorio
(foto via Corriere Milano)