È morto Luciano Berruti, eroico per sempre

13.08.2017

È morto in bici, come era naturale che accadesse a uno che alla bici aveva dedicato la vita intera. Luciano Berruti è scomparso questa mattina, stroncato da un malore mentre pedalava sulle sue strade. In questi casi si dice che non avrebbe potuto scegliere altro modo per andarsene, e questa volta -come capita spesso- è verissimo.

Nato a Cosseria nel 1943, Luciano Berruti ha gareggiato sino alla categoria allievi, per poi dedicarsi al ciclismo in altro modo: negli ultimi anni infatti ha viaggiato in tutto il mondo raccontando con le sue stesse gambe il fascino della storia della bicicletta. Lo ha fatto senza mai andarsene davvero dal suo paese, in provincia di Savona, dove ha fondato il magnifico "Museo della Bicicletta", un esempio raro di come si può tramandare la memoria di una lunga storia senza perdere il contatto con il presente.

Ha partecipato all'Eroica sin dalla sua prima edizione, diventandone una sorta di testimonial e avviando una collaborazione col fondatore della ciclostorica Giancarlo Brocci che è passata dallo straordinario esperimento del GiroBio fino alle diverse edizioni e iniziative dell'Eroica in tutto il mondo. Proprio Brocci ha voluto ricordare oggi Luciano con poche righe commosse: "Verrà momento meno triste per raccontare un grande uomo come lui. Non c'era persona migliore per rappresentare i valori de L'Eroica. Numero 1 per sempre".

E per sempre durerà la memoria di un uomo, la cui opera di raccolta e divulgazione, il cui esempio di passione viva, continueranno a vivere a lungo. Non c'è modo migliore per ricordare Luciano oggi che indossare un vecchio paio di scarpette in cuoio e mettersi in sella, magari pedalare fino al suo Museo a Cosseria, ma qualsiasi altra strada va bene, meglio se non battuta, perchè il ciclismo di Luciano Berruti è sempre stato scoperta e meraviglia. E lo sarà per sempre.


I funerali di Luciano Berruti si terranno mercoledì 16 agosto alle 10:30 nella chiesa di Cosseria, a pochi passi dal Museo della Bicicletta.




Filippo Cauz

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