Malori, il ritiro ora è ufficiale

10.07.2017

Adriano Malori ieri ha preso un aereo sino a Périgord, sede dell'hotel che ospita la Movistar in questo giorno di riposo del Tour de France, per poter parlare alla platea più ampia possibile. La sua infatti non era una conferenza stampa ordinaria, ma l'ultima da corridore, o forse -per dirla con le sue parole- la prima dell'Adriano Malori 2.0. L'addio alle corse del cronoman parmigiano era nell'aria da giorni, d'altronde. Dopo che il miracoloso recupero seguito alla brutta caduta occorsagli alla Vuelta a San Luis del 2016 si era concluso con un completo ritorno in sella, ma senza le capacità di tornare alla competizione.

Schierato in conferenza stampa insieme a tutti i compagni di squadra impegnati al Tour, Malori ha dimostrato grande serenità, prima annunciando il ritiro dalle corse e poi rispondendo a tutte le domande che hanno riguardato questo passaggio fondamentale della sua carriera e della sua vita. La sua volontà, d'altronde, non era quella di dare la notizia riguardante la sua storia, ma di rilanciare un messaggio di speranza. Quello che segue è il testo integrale delle dichiarazioni di Adriano Malori, un uomo a cui anche noi vogliamo dire grazie... e in bocca al lupo.


Buongiono a tutti voi che siete venuti oggi. Non sarete sorpresi di quello che devo dirvi. Tutti sappiamo ciò che è accaduto alla Vuelta a San Luis del 2016 e dei due anni che ho passato combattendo la mia battaglia contro quell'incidente. Posso dire di aver vinto la mia battaglia, ma non del tutto. Oggi, oggi stesso, si conclude la mia vita come ciclista professionista. Però, come dicevo con Eusebio [Unzué], l'obiettivo della mia vita era di fare qualcosa di speciale nel ciclismo: non posso più farlo come corridore, ma lo farò in un altro modo. Oggi nasce l'Adriano Malori 2.0. E' già un mese che sto facendo formazione e studiando come tecnico, mi sta supportando molto la Federazione Ciclistica Italiana, così come due amici quali sono Mikel Zabala e Manuel Mateo [preparatori della Movistar] che mi stanno aiutando moltissimo, e oltretutto sono due bellissime persone. Ora vediamo che succede.

Non c'è nulla che mi abbia spinto a fare questa scelta, era arrivato il momento. Ce l'ho messa tutta per tornare ai miei livelli agonistici, ma i risultati di quest'anno credo siano chiari a tutti. Ad Alentejo mi sono ritirato dopo 80 chilometri, alla Castilla y León 30. Era l'unica scelta che potessi fare.

Io e la squadra ci lasciamo come amici. La Movistar ha rappresentato un lato molto bello della mia vita in generale, qui ho incontrato ottime persone, amici, una famiglia... e come già ho detto porterò sempre una M verde sul cuore. E' stato affascinante correre con loro, è stato spettacolare essere aiutato da loro in quello che mi è capitato. Tutti alla Movistar, staff e corridori, sanno già che a Parma trovereranno sempre un'ottima cena pagata.

Ci sono tante cose positive in questa vicenda. Al principio il mio recupero è stato qualcosa di impressionante, e non sono parole mie ma dei medici. E questa già è la cosa buona, perchè la gente che ha questo tipo di problemi oggi può pensare alla mia vicenda, a una persona che ce l'ha fatta a uscirne. La mia storia può essere un messaggio di speranza per le persone, e continuerà ad esserlo anche se non sono riuscito a tornare a fare il corridore. Come già ho detto in un documentario di un anno fa: 'Se vuoi, puoi'. Continuo a dirlo e deve continuare ad essere il messaggio.