Tour: un riposo in infermeria

10.07.2017

La nona tappa del Tour ha lasciato segni tangibili sulla classifica ma soprattutto sul corpo dei protagonisti. Oggi la sveglia è suonata comoda per tutti, è giorno di riposo, il primo. Una giornata dedicata al sonno e ai massaggi, a telefilm e lunghe videochiamate a casa, a una sgambatina in bici che per molti si ridurrà soltanto a pochi chilometri, fino al primo bar e a tanti caffè... ma questa volta sarà dedicata soprattutto alle infermerie. In troppi passeranno la giornata di riposo a cambiar bene e fare esami, cercando di capire se e come la loro Grande Boucle potrà continuare.

E mentre Richie Porte torna a casa con fratture ad anca e clavicola, Robert Gesink a una vertebra e Geraint Thomas a una clavicola, scopriamo come arriva questo primo giorno di riposo del Tour per gli altri protagonisti, attraverso le loro parole. L'arrivo anomalo con un photofinish in montagna ha lasciato sensazioni differenti nei due protagonisti, che già avevano vissuto un'esperienza analoga tre anni fa alla Vuelta. "E' stato frustrante, dopo tutto il giorno davanti, ero convinto di aver vinto... ma questo è lo sport - ha commentato l'eroe sconfitto, Warren Barguil -. Dopo esser stato ripreso stavo per mollare e restare in coda al gruppo, ma sono riuscito a concentrarmi. In fondo mi sono divertito, sono arrivato vicino a farcela, ci riproverò dopo le tappe pianeggianti e cercherò di difendere la maglia a pois sino alla fine. Ho una grande opportunità, mi dovrò muovere sulle grandi salite". Ben più entusiasta appare naturalmente il vincitore, Rigoberto Urán: "E' stata una bella sorpresa anche per me, mi hanno avvisato quando ero all'antidoping. Non ci credevo, quando mi han detto che avevo vinto ho esitato. Nella caduta di Porte ho rotto il cambio, quindi ho cercato solo di arrivare in fondo. Avrei potuto cambiare la bici, ma non volevo perdere tempo da Froome, così ho fatto la volata con il 53x11... e ho vinto la tappa".

Nel giorno degli incidenti, però, non sono mancate un po' di polemiche, soprattutto per la mancanza di fair play tra Fabio Aru e Chris Froome. Il sardo ha preferito svicolare sulla vicenda: "Non l'ho visto, ero concentrato su di me, quello era il punto in cui avevo deciso di attaccare. Quando la radio mi ha avvertito mi sono fermato subito. La spallata? Credo che Chris si sia semplicemente sbilanciato, mi ha subito chiesto scusa". "Non ho visto l'attacco di Aru - ha detto la maglia gialla -. In quel momento ero preoccupato solo di cambiare bici, ma da quanto ho capito è stato Richie (Porte) a far notare agli altri che attaccare con la maglia gialla attardata per problemi meccanici non era bello. Devo ringraziare tutti per non aver approfittato del momento. Ho sensazioni contrastanti oggi. Sono felice di essere ancora in testa ma la caduta di Richie mi ha molto impressionato, e il ritiro di Thomas è una grave perdita per la squadra e soprattutto per lui". Il più netto sulla vicenda, inaspettatamente, è stato Simon Yates: "Credo che Aru abbia fatto una brutta mossa, non mi è piaciuta, ma siamo in corsa e ognuno può fare ciò che vuole. Non gli metterò il muso, ma qualcun'altro forse sì, perchè non era la cosa corretta da fare. Dovremmo avere più rispetto tra noi".

E mentre i due litigano, ad approfittarne ci prova l'inarrestabile Romain Bardet: "So di avere buone doti da discesista, così ho preferito stare davanti perchè dietro era più pericoloso. Ho rischiato di essere coinvolto nella caduta di Porte. Sono triste per lui, non se lo meritava, era un serio candidato alla vittoria finale. Le mie sensazioni però sono buone, e la squadra anche. Sono virtualmente sul podio, ma muoveremo ancora le nostre pedine. C'è tanta strada da fare sui Pirenei e le Alpi. La squadra è pronta, lotteremo ancora nelle prossime tappe. Credo che sia stata una bella tappa da vedere, che ha onorato il ciclismo, e sono felice di essere stato uno dei protagonisti".

Protagonista in negativo è stato invece Alberto Contador, il vero sconfitto di giornata: "Al mattino le sensazioni erano buone, tanto che avevo mandato avanti Mollema e Pantano. Ma le gambe non hanno risposto come avrei voluto. Ora bisogna ripensare a tutto il resto di questo Tour. Approfitterò del giorno di riposo per valutare le mie condizioni dopo le due cadute, e cercherò di capire quali opportunità mi restano".

E poi ci sono i caduti, a partire da Geraint Thomas, obbligato al ritiro: "Sono devastato, devo abbandonare il secondo grande giro di fila. Sono caduto al Giro alla nona tappa, e alla nona tappa del Tour. In entrambi i casi ero secondo in classifica. Che delusione. C'era molto nervosismo in testa, tutti volevano stare davanti, Majka mi ha superato in una strada stretta e ci siamo toccati. Il medico della squadra diceva che era una frattura, ma ho voluto proseguire, arrivato in pianura però mi sono accorto che qualcosa non andava. Il medico di gara mi ha detto la stessa cosa, così mi sono fermato, sono andato a fare una radiografia, e c'è una frattura".

Il più arrabbiato è Daniel Martin, un'ira comprensibile, dopo essere stato travolto e abbattuto senza colpe. "Gli organizzatori avranno ottenuto ciò che volevano. Nessuno si è preso troppi rischi, ma la strada era davvero scivolosa. Richie è finito nell'erba e io sono stato colpito dalla sua bici, non potevo evitarla. Prima ero stato fortunato, perchè ero già stato colpito dalla bici di Thomas quando è caduto. La strada bagnata non ci ha certo aiutato, c'era molto terriccio sull'asfalto e le discese erano tecniche e veloci". Lontano dalle telecamere, l'irlandese è caduto una seconda volta per questioni tecniche: "Ho ricevuto una nuova ruota dal cambio neutrale ma con quella non riuscivo a frenare, così sono andato dritto in curva. Qualche graffio, poi sono riuscito a cambiare bici e mi sono gettato a tutta per rientrare su Quintana e gli altri".

Le cadute hanno colpito anche chi stavan ben più indietro in classifica, e nel caso di Matteo Trentin lo hanno portato al più amaro dei risultati, l'arrivo al traguardo fuori tempo massimo. Il corridore della Quick-Step ha commentato così via social, cercando di guardare il lato positivo della vicenda: "Stavo correndo bene, ero sereno, quando sono caduto nella discesa del Col de la Biche. E naturalmente ho picchiato nello stesso punto che mi ero lesionato nella caduta di Vittel. Per 40 minuti ho dovuto pedalare con un incredibile dolore, ma non volevo mollare. Ho gettato sulla strada tutto quello che avevo per cercare di arrivare nel tempo massimo, ma per tre minuti non ce l'ho fatta. Fa parte del nostro sport. Ma sono sicuro che questa esperienza mi renderà più forte, perché convivere con il dolore non è mai facile e io l'ho fatto per 108 km, affrontati in gran parte tutto solo, e sono veramente felice di aver mostrato quanto posso essere forte mentalmente".




Filippo Cauz
(foto via A.S.O.)