Tour: vince Urán, ride Froome

09.07.2017

A guardare il profilo di una tappa come questa, con sette gran premi della montagna in soli 181 chilometri, veniva da pensare che sarebbero state le salite a scolpire la corsa, a mettere parole pesanti sulla bilancia dell'intero Tour de France 2017. Ma ad ogni salita spesso segue una discesa, e questo accadeva con puntualità anche nella frazione odierna, disegnata guardando al cielo per la prima metà, per poi gettare lo sguardo più in basso che si può. E sono le cadute e le discese a segnare la tappa, e forse l'intero Tour.

La tappa parte velocissima, infiammata dalla lotta per la maglia a pois, e solo il Team Sky pare disinteressato dalle fughe e dalla velocità. Froome imposta un passo regolare, vuole tenersi tutti i rivali per se' e comprende i rischi, tanto che i primi a cadere e ritirarsi, verosimilmente fratturarsi, arrivano già dopo pochi minuti: si tratta di Manuele Mori e Robert Gesink. Si parte in salita e si cade in discesa, giù dal Col de Biche, quando l'Ag2r di Romain Bardet ne ha abbastanza dal ritmo blando della Sky e decide di scuotere la corsa. Obiettivo tappa e classifica. A farne la spese è Geraint Thomas, numero 2 della Sky e della generale, che sbatte forte in curva e parte per l'ospedale. Dopo il Giro perso contro una moto prima del Blockhaus, anche il Tour del gallese si conclude in ortopedia.

Il ritmo dei francesi basta per rosicchiare metà del vantaggio dei fuggitivi, e mentre davanti si sprecano gli applausi per un eroico Michael Matthews, il primo a transitare in vetta al Grand Colombier è Warren Barguil, lanciato più che mai verso un sogno a pois. Dalla vetta al successivo Mont du Chat ci sono però 34 chilometri di pianura, terreno ideale per neutralizzare qualsiasi ardore, anche perchè l'ascesa finale è dura e nessuno vuole lesinare. Sicuramente non gli Sky, che questa volta alzano il ritmo a tutta, trainati da un Michał Kwiatkowski in versione cronoman.

Il Mont du Chat sembra da subito all'altezza delle aspettative. Neanche tre chilometri di salita e Chris Froome avverte un problema meccanico. La maglia gialla alza un braccio per chiedere aiuto, ma il primo ad accorgersene non è un meccanico ma Fabio Aru, che coglie il gesto di Froome come una chiamata all'attacco. Il sardo supera Froome con una serpentina e si lancia in avanti, senza però trovare alcun tipo di collaborazione. Aru si gira un paio di volte, poi preferisce attendere il rientro del gruppo e di Froome, che gli dà il benvenuto con un'infastidita spallata. L'Astana reagisce con una sparata di Jakob Fuglsang, ma la salita è tanto dura quanto breve. In cima transita ancora per primo Barguil, i migliori avanzano ad accelerazioni. Un'andatura che non permette di scavare distacchi, ma che serve a scremare il gruppo da chi si scopre senza gambe: vedasi Nairo Quintana e soprattutto Alberto Contador, che oggi saluta i suoi ultimi sogni in giallo. Al traguardo il madrileño pagherà oltre quattro minuti.

Al traguardo manca ancora un ostacolo da superare: la discesa tecnica del Mont du Chat, ed è proprio sull'asfalto scivoloso del Giura che si infrangono le speranze, e pure un paio di ossa, di Richie Porte. Il primo a fare il passo in discesa è Froome, il più lesto è Bardet, mentre Porte prova a rientrare sui primi azzardando un sorpasso impossibile a interno curva, con la rigidissima bici che si impianta nel terriccio e lo proietta dall'altra parte della strada, un volo che finisce per travolgere anche Daniel Martin (e fortunatamente solo lui), che a differenza del tasmaniano riuscirà a rialzarsi e ripartire. Con la caduta di Porte Froome perde il rivale più accreditato per Parigi, forse l'unico che ancora poteva spaventarlo, e inconsciamente tira il fiato. Bardet ne approfitta per lanciarsi all'attacco, a riprendere a superare il residuo Barguil, ma dietro collaborano tutti e sul rettilineo finale arrivano in sei: l'ultimo dei fuggitivi e i primi cinque della generale. L'Astana prova a soprendere tutti con Fuglsang, ma è il redivivo Rigoberto Urán a lanciare lo sprint, testa a testa con un encomiabile Barguil... e si finisce nuovamente al photofinish, inedito per una tappa di montagna. I centimetri premiano il colombiano, il francesino si consola con la maglia a pois e un ritrovato ruolo da protagonista.

Tra il gruppo dei sei e i più diretti inseguitori, tra cui Quintana e Martin, c'è poco più di un minuto. Tanto basta a Froome per andare a dormire più tranquillo che mai. Il Tour 2017 si dimostra ricco di insidie, ma per la maglia gialla la strada sembra già in discesa, con avversari decimati e i pochi rimasti che potrebbero accontentarsi di un piazzamento, ad eccezione di Bardet. Chi sale in graduatoria è l'Astana, unica formazione in grado di mantenere due uomini nel gruppo dei primi, e capace di usarli in maniera proficua, sia quando c'è da attaccare che da inseguire, senza disdegnare le vittorie di tappa. Il duo Aru-Fuglsang può rivelarsi una carta vincente nel prosieguo di questo Tour, o quantomeno un elemento di disturbo, ben più gradito delle cadute.


Ordine d'arrivo:
01. Rigoberto Urán 05h07'22"
02. Warren Barguil st
03. Christopher Froome
04. Romain Bardet
05. Fabio Aru
06. Jakob Fuglsang
07. George Bennett a 01'15"
08. Mikel Landa st
09. Daniel Martin
10. Nairo Quintana

Classifica generale:
01. Christopher Froome 38h26'28"
02. Fabio Aru a 18"
03. Romain Bardet a 51"
04. Rigoberto Urán a 55"
05. Jakob Fuglsang a 01'37"
06. Daniel Martin a 01'44"
07. Simon Yates a 02'02"
08. Nairo Quintana a 02'13"
09. Mikel Landa a 03'36"
10. George Bennett a 03'53"



Filippo Cauz
(foto e video via A.S.O.)