E' morto Hein Verbruggen

14.06.2017

La notizia l'hanno battuta questa mattina le agenzie olandesi, subito rilanciata sulla televisione locale: nella notte è morto Hein Verbruggen, dopo una breve battaglia contro una malattia incurabile. A 75 anni se ne va il dirigente che più di ogni altro ha trasformato il ciclismo moderno, nel bene e nel male.

Nato ad Helmond, nel Brabante del Nord, e laureatosi in economia alla Business University di Nijenrode, Hein Verbruggen è entrato nel ciclismo nel 1970 attraverso la sponsorizzazione della formazione fiamminga Mars. Da allora la sua carriera è stata in costante, rapidissima, crescita. Nel 1975 entra nella KNWU, la federazione ciclistica dei Paesi Bassi. Nel 1979 debutta nel consiglio della FICP, la Federazione Internazionale Ciclismo Professionistico che di lì a pochi anni lo stesso Verbruggen contribuirà a trasformare nell'attuale UCI. Nel giro di cinque anni è eletto prima vice-presidente e infine presidente del massimo organo mondiale.

La svolta decisiva arriva nel 1991, quando Verbruggen viene eletto a capo dell'UCI, organismo che ai tempi si limitava a coordinare le due principali federazioni, quella professionistica (con sede in Lussemburgo) e quella amatoriale (a Roma). La prima operazione del governo Verbruggen è la riunione delle federazioni, che avviene nel 1992 con il trasferimento dell'UCI ad Aigle, in Svizzera. E' il momento in cui di fatto nasce il ciclismo moderno. Verbruggen dirigerà l'UCI per 14 anni (soltanto il fondatore Emile De Beukelaer e l'infinito Adriano Rodoni sono rimasti al potere più a lungo), sino al 2005 quando passerà la mano al suo fedelissimo Pat McQuaid. Un regno lunghissimo fatto di radicali trasformazioni: l'apertura dei confini a tutti i continenti, la riorganizzazione del calendario, l'ingresso dei professionisti nel programma olimpico, la creazione del Pro Tour (antenato dell'attuale World Tour), la progressiva scomparsa di numerose corse storiche, la standardizzazione del ciclismo su pista... Cambiamenti radicali che hanno portato a grandi scontri, con gli organizzatori in primis, ma anche ad un nuovo modello economico, che ha visto grandi sponsor entrare nel ciclismo e l'UCI trasformarsi in uno degli enti più ricchi dello sport mondiale, come testimoniano le cifre da capogiro relative all'ultima rassegna iridata in Qatar.

Ma Hein Verbruggen è stato, soprattutto, il capo del ciclismo negli anni bui degli scandali intorno al doping. Celebre resterà il suo scontro con l'allora DS della Festina Bruno Roussel, che anticipò di pochi mesi il più grande scandalo che il ciclismo ricordi. Celebre è stata anche la sua difesa ad oltranza di Lance Armstrong, che lo ha portato più volte al centro delle accuse quando si è parlato di coperture da parte dei vertici federali relative soprattutto alle donazioni fatte dall'americano all'UCI. Nonostante le numerose accuse giunte dalla stampa e dall'USADA (l'agenzia antidoping degli Stati Uniti), l'ex presidente non ha mai ricevuto alcuna condanna ufficiale limitandosi ad una progressiva uscita di scena. Dal 2005 Hein Verbruggen era stato nominato presidente onorario dell'UCI, continuando invece la sua carriera nel CIO che lo ha portato a capo di SportAccord, organizzazione che raggruppa le federazioni internazionali, e dell'OBS, organizzazione che gestisce la trasmissione dei giochi olimpici.

La sua scomparsa priva il ciclismo di una figura controversa ma assolutamente fondamentale nella creazione di ciò che è oggi il nostro sport. Un riformatore instancabile, che non ha mai avuto paura di arrivare allo scontro pur di affermare i propri progetti. Difficilmente il ciclismo, e tutti gli appassionati, si dimenticheranno di Hein Verbruggen.