Giro100: Festa olandese a Milano

28.05.2017

A Milano oggi faceva un caldo boia. Il sole picchiava sulle teste del pubblico e respinge tanti interessati nei bar, sotto i portici, nei salotti di casa. Stare sotto il sole del Duomo oggi era una sfida contro la natura. Un po' come la cronometro, che ha l'assurdità di sfidare il tempo. Il caldo lo sente chi resta in piazza ma lo sente soprattutto chi pedala, per giocarsi la vittoria di un Giro o soltanto per portarle a termine, queste tre settimane di fatica. Un'afa che aumenta col trascorrere dei minuti, quando il sudore non è più solo dato dal sole che batte, ma anche dalla tensione che cresce. Fino alle 16:44, quando scende il silenzio. Dalla pedana di Monza sta partendo Ilnur Zakarin, primo rintocco di un conto alla rovescia fatto di cinque nomi. Tre minuti, e tocca a Tom Dumoulin. Tre minuti, Thibaut Pinot. Poi Vincenzo Nibali. Poi Nairo Quintana. Poi basta.

Da Monza a Milano, seguendo il circuito, sono 29 chilometri, ci si impiegano 33 minuti (i primi, gli ultimi quasi 40). Dopo 17 chilometri Tom Dumoulin è già tornato in rosa. Dopo 17 chilometri per Quintana, perchè mentre l'ammiraglia comunica a Dumoulin il sorpasso (se glielo comunica), Dumoulin è già in fondo a viale Gioia, quasi in centro città, sfrecciando a sessanta all'ora tra cantieri che, proprio come i ciclisti di oggi, sfidano pure loro il tempo, puntano all'infinito. Al chilometro 21, nel centro di Sesto San Giovanni, Quintana lascia un minuto esatto a Dumoulin. In quella che un tempo era definita la Stalingrado d'Italia non ci sono più bandiere rosse, ma palloncini rosa che si fanno sempre più arancioni, per il primo vincitore olandese della storia del Giro.

A quel punto, Jos van Emden era già arrivato al traguardo da più di due ore. Le ha trascorse seduto su una sedia guardando i tempi di chi arrivava al traguardo. Storia strana, in corsa si è concentrato solo sulla propria velocità, senza dare attenzione al tempo: al traguardo invece i suoi occhi sono solo verso minuti e secondi. Ama il Giro, Van Emden, e viene a correrlo quasi sempre. Lo scorso anno sfiorò la vittoria alla prima tappa, quest'anno l'ha conquistata all'ultima. L'attesa è il suo forte, ma quando vede che persino il suo vicino di casa, Tom Dumoulin, fa un tempo peggiore del suo, si lascia andare ad un'esplosione di gioia. E' una giornata di gioia all'olandese, di esplosioni che si susseguono: pochi minuti e toccherà al capitano Sunweb, che coprirà la maglia coi colori del suo paese con quella rosa. Van Emden ieri sera gli aveva augurato il successo inviandogli una foto del figlio neonato con addosso una piccola maglia rosa. La risposta di Dumoulin era stata "speriamo di vederci sul palco domani".

Obiettivo raggiunto per entrambi. Due olandesi che festeggiano, con un podio più nobile di quanto la corsa abbia fatto trasparire. Dietro al fenomenale Dumoulin salgono infatti Quintana e Nibali, sei grandi giri in due, costretti ad inchinarsi al più forte in corsa, e forse a recriminare un po' sulla condizione con cui sono arrivati qui, e soprattutto sulla condotta di gara scelta. Il Giro gli lascia un avversario di primissimo livello in più, con cui soprattutto il colombiano tornerà a scornarsi più volte in futuro, e forse questo secondo posto, frutto di una tattica così timida, insegnerà ai battuti la lezione che ha voluto lasciare a tutti il miglior scalatore della corsa rosa, Mikel Landa: "a volte si vince, altre volte si impara". Altre volte ancora si festeggia, succede in Olanda dove Dumoulin è già una divinità ("non è che vincendo il Giro cambierà tutta la mia vità, spero di poter conservare la mia quotidianità a Maastricht", si augura) e succede pure a Milano, questa sera. Con il sole basso all'orizzonte, anche l'aria si è fatta meno soffocante: clima ideale per una festa. "The next stage is a big party", Dumoulin lo ha detto chiaramente ai compagni di squadra, quelli con cui ha ballato sul palco sotto il sole. Sono gli stessi che lo hanno supportato in lunghi allenamenti in altura, dove l'olandese ha appreso come pedalare sulle salite lunghe che mancano a casa sua, ma soprattutto ha imparato a soffrire. E così facendo a vincere.


Ordine d'arrivo:
01. Jos Van Emden 33'08"
02. Tom Dumoulin a 15"
03. Manuel Quinziato a 27"
04. Vasil Kiryienka a 31"
05. Joey Rosskopf a 35"
06. Jan Bárta a 39"
07. Georg Preidler a 51"
08. Bob Jungels a 54"
09. Jan Tratnik a 57"
10. Andrey Amador a 01'02"

Classifica finale:
01. Tom Dumoulin 90h34'54"
02. Nairo Quintana a 31"
03. Vincenzo Nibali a 40"
04. Thibaut Pinot a 01'17"
05. Ilnur Zakarin a 01'56"
06. Domenico Pozzovivo a 03'11"
07. Bauke Mollema a 03'41"
08. Bob Jungels a 07'04"
09. Adam Yates a 08'10"
10. Davide Formolo a 15'17"



Filippo Cauz, Milano
(foto via Giro d'Italia)