Giro100: "D5, Pantani" a teatro a Milano il 28 maggio

22.05.2017

Il Giro 100 ha omaggiato tanti campioni del ciclismo italiano in occasione dell'edizione del centenario e, ovviamente, non poteva mancare Marco Pantani. Oropa è stata, in particolare, ribattezzata Montagna Pantani. Ma, a latere, sono state tante le iniziative che hanno accompagnato o accompagnano la corsa rosa. Domenica 28 maggio alle 20.30, al Teatro della Cooperativa di Milano, proprio appena dopo la conclusione dell'ultima tappa con la crono individuale da Monza al Duomo, gli appassionati potranno assistere ad una messa in scena particolare e toccante per rivivere le ultime drammatiche ore del pirata in quel residence di Rimini. Lo spettacolo, intitolato "D5, Pantani" e diretto da Chiara Spoletini, ha in Sebastiano Gavasso il suo attore principale, nelle vesti proprio di Pantani. Lo abbiamo contattato per farci spiegare meglio questo progetto artistico.

Sebastiano, intanto da dove vi è nata l'idea di portare in scena questo spettacolo?

Nasce dalla richiesta di un avvocato di Roma che stava organizzando un festival sull' etica dello sport e ha chiesto a Chiara Spoletini di scrivere un testo su Pantani. Chiara ha poi coinvolto me, Alessandro Lui e Stefano Moretti. In un primo momento il testo prevedeva in scena Marco e Pietro (il portiere del residence Le Rose, che per primo trovò il corpo senza vita di Marco nella stanza D5, interpretato da Alessandro). Col passare del tempo e delle nostre ricerche e parlando con le tante persone che ci hanno seguito in questa avventura abbiamo visto che la figura di Pietro drammatizzata si allontanava troppo dal Pietro reale e dal messaggio che volevamo trasmettere, e si è puntato sulla figura che più ci convinceva: quella di un giornalista sportivo che conoscesse e amasse Marco, il ciclista e l'uomo, e che volesse scrivere la sua storia per restituirgli giustizia e dignità. Superfluo dire che il personaggio del giornalista(interpretato da Stefano) si ispira dunque a Francesco Ceniti, nostra "bussola" fondamentale in queste splendide pedalate verso la verità. Anche il supporto di Davide De Zan, che presta anche la sua voce allo spettacolo, è stato fondamentale. "D5,Pantani" nasce quindi come spettacolo ma è divenuta ormai una squadra composta da tanti professionisti, uomini e donne che lottano per Marco: uno spettacolo che è molto più di uno spettacolo. Marco conclude lo sfogo sul suo passaporto a Cuba con la frase "La mia speranza è che un uomo vero, o una donna, legga e si ponga in difesa di chi, come si deve dire al mondo, regole per sportivi uguali per tutti. E non sono un falso, mi sento ferito, e tutti i ragazzi che mi credevano, devono parlare." A noi piace pensare di essere tra quegli uomini,quelle donne e quei ragazzi a cui lui fa riferimento.

Cosa ha rappresentato per te Marco Pantani?

Ha rappresentato e rappresenta una grande sfida (artistica, lavorativa e umana) ed è divenuto un compagno di viaggio, soprattutto dal punto di vista umano. Dello sportivo sapevo quel che quasi tutti sanno, nel 98/99 ero al liceo, seguivo soprattutto il calcio ma non si poteva non seguire le sue imprese. All'epoca ero magrissimo e mi colpiva molto vedere come un "gracilino" potesse grazie al talento, alla volontà e al sacrificio competere con i giganti. Mai avrei immaginato di poterlo un giorno interpretare, e di dovere per questo approfondire così tanto la conoscenza delle sue imprese, delle sue cadute, della sua umanità.

Cosa significa e cosa ti evoca recitare la sua parte?

Interpretare Marco significa prendersi l'onere e l'onore di indossare la maglia (rosa e gialla) di un eroe moderno, romantico ed eterno. Provare a trovare punti di contatto tra i suoi e i miei pensieri, tra i miei e i suoi gesti, tra il mio e il suo vissuto, tra il mio e il suo modo di parlare è stato ed è meravigliosamente complesso , e come tutte le cose complesse, le "salite impossibili", quello che ti restituisce è unico. Inizialmente la mia preoccupazione più grande è stata: "Come può un romano mettere in scena il simbolo di una città e di una regione così distante?" o ancora "Se un ragazzo di Cesenatico mettesse in scena uno spettacolo su Totti, interpretandolo, come reagirei?" Poi col tempo avvicinandomi e studiando "l'uomo Pantani" o capito che Marco è un eroe, un mito, un simbolo che appartiene a tutta Italia e non solo: un eroe tragico, splendidamente umano. Se è possibile per noi mettere in scena personaggi dell'antica Grecia, dell'antica Roma, del teatro di Moliere, di Shakespeare, e così via...è e deve essere possibile tramite l'arte interpretare chiunque. Marco compreso. Non è il chi, ma il come, ecco.

Pantani è un eroe tragico... e la tragedia è sempre stata una degli assi portanti nella storia del teatro...

Senza la tragedia si perde il senso della vita. Giorni fa Marcelo Bielsa ha fatto riferimento ad uno striscione esposto dal un tifoso del Siviglia, dedicato alla squadra che supporta: "Ti amo anche se vinci". Lo trovo bellissimo. Marco è stato ed è un vincente, anche e soprattuto perchè per vincere è caduto molte volte. Ed è caduto molte volte anche dopo le sue vittorie. Per questo resterà sempre nei cuori di chi lo ha amato e ha amato ed ama il ciclismo e lo sport in generale. La tragedia si fonda sulla catarsi, le imprese, la vita, il mito di Marco è assolutamente catartico. Vive e sopravvive, e fa vivere meglio chi attraverso di lui e per lui si batte ogni giorno lungo le salite della vita.



Luca Gregorio