Giro 100: il dietro le quinte della corsa rosa

17.05.2017

"Annibale, Annibale! Dov'è Annibale?". Lo gridano dei ragazzini fra gli 8 e i 10 anni appena dopo il traguardo di Montefalco, fuori dal settore dove noi giornalisti stiamo guardando la tappa. Capisco immediatamente che non stanno invocando il mitico condottiero cartaginese, che ovviamente ancora non hanno studiato a scuola. Sorrido, chiamo il capobanda di questo manipolo di giovani tifosi e gli dico "ragazzi, guardate che non è Annibale, ma Nibali, altrimenti se passa non vi calcola neanche...". Passano pochi secondi e riparte il ritornello..."Annibali, Annibali, quando arriva Annibali?". Ok, ragazzi, lasciate stare. Ho perso la speranza. Da un lato mi viene da ridere, dall'altro ragiono sul fatto che i piccoli appassionati, o meglio i piccoli curiosi, di oggi non sanno nemmeno come si chiama il numero uno del ciclismo italiano. Con Pantani, diciamocelo, non sarebbe mai successo. Dalla crono del Sagrantino porto via soprattutto questa immagine e questo ricordo. Tenero. Sincero. Genuino. Un percorso meraviglioso quello disegnato da Foligno a Montefalco, su cui ho potuto pedalare insieme a un centinaio di cicloamatori del posto poche ore prima che partisse la gara. Un'emozione intensa.

Il Giro, come detto, è la migliore espressione del nostro paese. Straordinario, ma sempre un po' disorganizzato. Al Tour non puoi fare un passo fuori posto. Qui, in qualche modo, un modo per aggirare regole e divieti lo si trova sempre. Ma non lo si fa con cattiveria. Ci piace entrare nel cuore delle situazioni e delle cose. Siamo un po' più flessibili (in realtà solo quando vogliamo) e vogliamo trasmettere il nostro amore a un evento che ci appartiene.

Per un giorno Montefalco è sembrata la Casa Bianca. Una sola strada libera (su otto accessi) per arrivare al paese, abbarbicato su questa collina "maledetta", che raggiungi da tutti i versanti con almeno quattro-cinque chilometri di salita, regolare e panoramica. Il dietro le quinte del Giro sono anche i lavoratori oscuri della corsa rosa. Quelli che stendono i teli pubblicitari sul percorso alle sette del mattino. Quelli che asfaltano tratti di strada disastrati a meno di 24 ore dal passaggio dei corridori. Quelli che smontano la transenne dell'ultimo chilometro e dell'arrivo in un battito di mani per poi dirigersi velocemente verso l'arrivo di tappa del giorno successivo. Un grande carrozzone che si muove con tempistiche diverse. Un puzzle che si ricompone ogni giorno, in maniera quasi misteriosa per chi lo osserva e lo pensa da fuori.

Sono abbastanza convinto che sia complicato spiegare a parole cosa significhi seguire il Giro d'Italia. Vedi passare persone, luoghi, situazioni, colori e attimi che si mescolano fra di loro e alla fine creano un quadro complesso ma affascinante. I corridori, esausti, sfilano via senza fermarsi per foto o autografi (tutti tranne Geraint Thomas!). Ma poi continui a vedere quei ragazzini per la strada che corrono e ridono a caccia di un autografo di un corridore che nemmeno conoscono... e allora pensi che la magia del ciclismo è qualcosa che va oltre a ogni ragionamento logico...



Luca Gregorio, Montefalco
(foto via Giro d'Italia)