Giro100: intervista a Eddy Mazzoleni

08.05.2017

Il Giro 100 è entrato nel vivo. Nel giorno di riposo ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere con chi questa corsa la conosce molto bene, Eddy Mazzoleni, terzo al Giro del 2007.


Per cominciare ci dai un giudizio generale sul percorso di questo Giro?

Credo sia un giro molto impegnativo. Ci saranno tanti trasferimenti. Questa è una cosa che non piace molto ai corridori e alla fine è un fattore che pesa. C'è tanta tensione, tanto stress e abbiamo visto già nelle prime tappe che ci sono anche importanti dislivelli altimetrici. Poi, come sempre, c'è un'ultima settimana dura. Certo rispetto agli ultimi Giri le salite importanti non sono tutte concentrare nell'ultima settimana. Ma ogni tappa nasconde delle insidie e non si può mai stare tranquilli. Non c'è un attimo di respiro...

Tutti dicono Nibali contro Quintana. Concordi o vedi qualche possibile outsider?

Quintana credo parta un gradino sopra gli altri. Onestamente se non commetterà errori e non avrà passaggi a vuoto penso che il Giro lo possa vincere a mani basse. Questo anche perchè non vedo tanto bene Nibali. Credo che non sappia nemmeno lui esattamente come sta. I risultati nelle gare di primavera non sono stati esaltanti. Ha vinto in Croazia ma di fatto non c'erano rivali quindi al momento non mi convince fino in fondo. Comunque magari poi la strada mi smentirà.

Fra i possibili outsider?

Se devo scegliere un nome dico Van Garderen della Bmc. E' vero che al Tour è sempre saltato pur arrivando con buoni propositi, però secondo me lì soffriva il caldo e alcune situazione. Lo vedo invece tirato a lucido per questo Giro e può essere pronto per un grande risultato.

Scegli anche un italiano su cui puntare...

Vado per Giacomo Nizzolo. Nonostante la tendinite che ne ha rallentato la preparazione nei primi mesi dell'anno l'ho visto già lottare nelle prime tappe. Io credo che se continuerà a correre con questa cattiveria, ritrovando anche la condizione, una tappa quest'anno finalmente riuscirà a vincerla.

Le tappe da non sottovalutare...

In primis l'Etna. In genere la prima vera e dura salita del Giro riserva grandi sorprese. Qualcuno di importante potrebbe saltare per aria. Poi ovviamente occhio al Blockhaus e alla crono del Sagrantino. Credo saranno altri due passaggi molto significativi di questo Giro.

La tappa-chiave?

Credo proprio sarà quella con Mortirolo e doppio Stelvio. E' vero che arriva all'inizio della terza settimana ma è durissima e si può fare una pesante selezione, infliggendo anche distacchi significativi. Poi ci sono altre tappe dure e di montagna, ma le forze nell'ultima settimana sono quelle che sono e quindi poi non mi aspetto grossi distacchi.

Cosa significa per te il Giro, che hai corso 6 volte in carriera?

Per un italiano che ha la fortuna di fare questo "mestiere", partecipare al Giro è il sogno che culli da quando sei bambino. In più sono sempre riuscito a correrlo da protagonista. La mia prima partecipazione fu nel 2000 con la Polti, in cui riuscii a fare secondo a Bormio e sesto a Peschici, oltre a infilarmi in molte fughe. Sono sempre stato un uomo prezioso per i miei capitani. Quando arrivi al Giro e lo vivi in prima persona ti rendi conto del grande movimento e della grande organizzazione che c'è dietro. Oggi lo vivo sempre con emozione da spettatore e purtroppo anche con un po' di nostalgia...

Il tuo ricordo più bello?

Il terzo posto a Milano nel 2007 è stata la ciliegina sulla torta alle mie partecipazioni e una bella soddisfazione personale. Però credo che la vittoria di Cunego nel 2004 resti la cosa più bella e importante, anche perché in quel Giro il mio aiuto a Damiano fu decisivo per consentirgli di concludere quella corsa in maglia rosa.





intervista di Luca Gregorio
(foto via Peloton)