Quando gestire le emozioni è la carta vincente.

05.04.2017

Cos'è un'emozione? Un momento dove ti concentri su qualche paura, su qualche piacere, su qualcosa che ti sfiora e scappa via? Un'emozione è quel momento dove tutto intorno a te sparisce nella nebbia e qualcosa di speciale ti prende la mente trascinandoti in un'unica direzione senza, apparentemente, alternativa. Le emozioni ci guidano spesso in scelte inconsce che difficilmente vengono controllate, almeno senza aver fatto un percorso molto profondo di crescita interiore (mental coaching – meditazione – tecniche di respirazione).

Chi ama gli sport estremi sa benissimo come controllare le proprie emozioni durante le gesta atletiche, visto che le emozioni del piacere dell'estremo, si trasformano durante il movimento in un vortice tremendo, dove la paura di sbagliare va amata e dominata. Controllare le emozioni diventa importante anche nella formazione sportiva: ma chi lo fa?
Durante le gare, avvolti nei gruppi dove si mischiano i vari livelli atletici (grado di preparazione atletica, età, sesso, esperienza, ecc...) veniamo trascinati come in un fiume che porta via tutto, comprese le nostre emozioni e le nostre sensazioni; ci perdiamo nella fatica e nel dolore muscolare, tanto da partire vittoriosi e ritrovarci perdenti dopo pochi chilometri di gara, quando la realtà atletica e fisiologica viene fuori. Quante volte ci è capitato?

La scienza (programmazione) e la tecnologia (scelta dei materiali) ci possono aiutare nel nostro percorso di crescita atletica, ma spesso le emozioni catturano i ragionamenti logici e tecnici, scaraventandoci in un percorso così diverso dal solito e spesso ci perdiamo pagando un duro conto atletico e fisiologico in termini di performance. Come fare ad allenare le emozioni, in particolare nel caso del ciclismo? Molto semplice: partecipare a qualche gara a cronometro (lotta contro il tempo), non importa se pianura o salita, il cronometro e la solitudine saranno i tuoi veri avversari.

Quando vedi il giudice scandire con la mano i meno 10 secondi, con lui conti: 5-4-3-2-1 VIA!!! il cuore sembra fermarsi per un'attimo. Spingi forte sui pedali, che non sembrano muovere quella ruota ultra-leggera che allo start diventa di pietra. Mentre ricerchi il ritmo giusto, come le bacchette di un batterista, cerchi di collegare la tua mente al corpo: ma mentre tutto sembra così naturale in allenamento, in gara è sempre un'altra storia. L'adrenalina vince sempre!

Percorri ogni centimetro dell'asfalto sotto le tue ruote ad altro profilo, ti ripeti interiormente come un disco incantato: "devo fare quello che so fare, non devo inventarmi nulla, devo rimanere concentrato, devo stare nelle soglie ideali, lo devo – lo voglio – non devo perdere la concentrazione". Cerchi di visualizzare il percorso, come in un sogno, sempre perfetto, vedi a scalare il tuo futuro ed ogni traiettoria scelta diventa realtà, anche se mentre pedali senti che qualcosa non è come avevi programmato prima nella mente, sai benissimo che la gare restano un momento molto speciale irriproducibile in allenamento. Nei primi 2 minuti di gara devi frenare quel cavallo pazzo che è dentro di te, quel cavallo che ti guida al massimo senza ragione, tiri le briglie anche se l'adrenalina lo spinge già al massimo e non deve essere così, lo sai bene.

Ragioni come un calcolatore e controlli allo stesso tempo due cose: i metri del percorso e le sensazioni del tuo corpo che deve spingere al massimo per quel periodo che a scalare di metri e a salire di tempo deve aver la forza di arrivare al massimo in quel maledetto ultimo chilometro. Lì, quando vedi il segno dell'ultimo chilometro, incominci a contare i metri, vedi in lontananza la giuria che ti aspetta con il cronometro in mano. Fino all'ultimo centimetro spingi al massimo, cerchi di crederci fino in fondo, poi tagli il traguardo, blocchi con un automatismo frenetico il tuo ciclo-computer, scivoli via per l'asfalto boccheggiando e continuando a soffrire, finché Mamma Natura non ti riporta alla calma assoluta, dopo questa tremenda tempesta di emozioni fortissime che è la lotta contro il tempo.

Allora scorri i dati registrati, ripensi quanto hai appena fatto, cercando di mettere ordine nella mente, ancora offuscata dal dolore muscolare e dalle forti sensazioni di volere dare tutto e di soffrire sempre al massimo. Con calma scivoli, pedalando più lentamente possibile, verso il verdetto ufficiale, solo allora ti rendi conto di chi sei, di che cosa hai fatto e di come hai reagito alle emozioni della tua lotta contro il tempo.

Penso che tutti i ciclisti, che amano gareggiare e quindi confrontarsi, debbano provare almeno una volta le gare a cronometro. Avere il coraggio di confrontarsi, sia atleticamente che psicologicamente da soli, senza sfruttare il confronto normale, come avviene nei gruppi, aiuta molto la crescita nella consapevolezza di chi sei veramente e di come devi imparare a gestire il tuo corpo anche quando sei nelle gare in linea, cioè quando invece di preoccuparti di ascoltare chi sei (la tua preparazione e classe di appartenenza atletica), corri senza senso dietro agli altri e spesso ti perdi, rimanendo solo con le tue carenze atletiche e poi ti chiedi perché... quando ti stacchi e vedi sfilare via il gruppetto e tu sofferente non solo muscolarmente devi subire il duro verdetto finale.

A voi il resto. Da ex tecnico di sport come lo sci alpino, so benissimo quanto sia dura la lotta contro il tempo, per questo amo confrontarmi spesso in queste discipline ciclistiche, non solo per crescere a livello tecnico, ma per poter affrontare meglio la vita di tutti i giorni, dove spesso sei solo e solo in te stesso devi credere, per realizzare i tuoi progetti di lavoro, di vita sociale e d'amore.


di Alessandro Schiasselloni - The Sport Mentalist
Mental Coach - Posturologo - Riflessologo - Preparatore Atletico
Telefono: 333 4014119 - aschiasselloni@gmail.com
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